robert foster inferno
Tapete Records – 2019

Recensione: Robert Forster – Inferno

La suadente mezza età dell’ex Go-Betweens Robert Forster.

robert foster inferno

Tapete Records – 2019

Eleganti e intelligenti, emozionanti senza farlo troppo notare. Questo erano i Go-Betweens di Robert Forster e Grant McLennan. Il gruppo australiano incise sei dischi fra il 1981 e il 1988 e poi tre fra il 2000 e il 2005. E attenzione perché la seconda parte di carriera fu, come raramente accade, allo stesso livello della prima. C’era della magia nel sodalizio fra il mercuriale (con stile) Forster e il pacato (con intensità) McLennan. Pur nella diversità dell’approccio si percepiva in entrambi un sentimento accogliente. Chi amava i  Go-Betweens si sentiva invitato a casa loro.

Il dopo Go-Betweens di Robert Forster

La morte di Grant McLennan nel maggio 2006 segna la fine del gruppo. Robert Forster riprende in mano la carriera solista con tre album a sostanziosa distanza di tempo l’uno dall’altro. The Evangelist (2008) è il tributo, compostamente straziato, all’amico. Songs To Play (2015) è il guizzo quasi pop. E adesso arriva Inferno, che potremmo definire il disco della mezza età forsteriana.

Il fatto che il nostro sia ritratto in copertina sdraiato a letto (con le scarpe indosso – è pur sempre un australiano…) e che la title-track  abbia come sottotitolo “estate a Brisbane” dà l’idea di un disco rilassato, persino pigro. Anche se, trattandosi di Forster, si tratta di una rilassatezza vigile. E la pigrizia è piena di pensieri.

Suoni e storie di Inferno

Inferno suona molto bene grazie alla produzione di Victor Van Vugt (Nick Cave, PJ Harvey, Beth Orton, il primo disco solista di Forster Danger In The Past e tantissimo altro) al solito perfetta in ogni dettaglio senza risultare fredda. Dato per piacevolmente scontato il laconico-suadente  approccio vocale, è sulla qualità delle canzoni che questo, come gli altri lavori di Forster, va misurato. La prima impressione è che Inferno perda il confronto con i due predecessori. Forse perché sembra di percepire qua e là una certa stilizzazione della scrittura.

Poi però le canzoni guadagnano in  charme a ogni ascolto, specie se ci si lascia catturare dalla loro modalità rilassata e tardo-pomeridiana e dalle loro meditazioni, da uomo di mezza età  come si diceva, sugli esiti della vita. No Fame e Remain parlano del rapporto con il successo, The Morning affronta il tema della depressione con un tocco di speranza e Life Has Turned A Page è la storia di una famiglia australiana la cui esistenza è scandita dal rumore delle onde.

Tutto è molto ben pensato e perfetto per ammaliare il fan storico (inclusa la messa in musica di un testo di William Butler Yeats), mentre è probabile che  Robert Forster risulti troppo cervellotico per chi ama i nuovi  trovatori sentimentali alla Ed Sheeran  o Lewis Capaldi.  A cui peraltro non è ancora riuscito di scrivere una canzone commovente e asciutta come One Bird In The Sky, il piccolo capolavoro che chiude Inferno.

Robert Forster - Inferno
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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