Ry Cooder – The Prodigal Son
Caroline - 2018

Recensione: Ry Cooder – The Prodigal Son

Il curriculum ‘pesante’ di Ry Cooder.

Ry Cooder – The Prodigal Son

Fantasy – 2018

Ry Cooder non ha bisogno di presentazioni: stiamo infatti parlando di uno che oltre ad aver collaborato con Captain Beefheart, i Rolling Stones, Van Morrison (e altri ancora), collaborato e prodotto (facendoli conoscere nel mondo) i Buena Vista Social Club, ha anche creato quel  capolavoro che è la colonna sonora di Paris, Texas.

Ry Cooder, un musicista eclettico.

E la sua carriera è davvero lunga. Comincia a suonare nel ’65 e solo nel 1970 esordisce come solista. Tutti i primi, splendidi, album hanno la caratteristica di non appartenere mai a un solo genere musicale. Pur rimanendo il blues la base da cui partire e a cui ritornare, forse con la sola eccezione di Jazz (del 1978), Ry mescola magistralmente folk, tex-mex, rhythm’n’blues e ballate.

Ry Cooder non si smentisce con The Prodigal Son.

Questo particolarissimo modo di lavorare era stato un po’ lasciato in ombra nei dischi ‘socio-politici’ usciti dal 2000 in avanti, ma torna alla ribalta in The Prodigal Son. Qui Cooder associa brani della tradizione, spesso poco conosciuti dal grande pubblico ma suonati da lui da ragazzo, a composizioni inedite come l’emblematica Jesus And Woody. La continuità fra vecchio e nuovo è, come ai bei tempi, perfetta.

The Prodigal Son suonato come un live.

Il disco è godibilissimo e sembra avere un’atmosfera da registrazioni live con tanti musicisti sul palco. In realtà è quasi tutto suonato da Ry e dal figlio Joachim (già presente in A Meeting by the River e Buena Vista Social Club). Proprio a Joachim si deve l’idea stessa che ha spinto il padre a mettere mano a tutto il materiale scelto, in buona parte di ispirazione religiosa. E va sottolineato che la voce di Ry Cooder migliora col passare degli anni.

I momenti migliori di The Prodigal Son.

In un lavoro tutto di grande qualità, particolarmente belle risultano la title-track The Prodigal Son, Nobody’s Fault But Mine e, forse un gradino sopra a tutte, Harbor of Love.

Ry Cooder – The Prodigal Son
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Nato con i Beatles e cresciuto con il folk americano, ho trovato in Dylan la sintesi perfetta di ogni cosa. Suono da molti e molti anni, prima in un gruppo (La Via del Blues) e poi in un duo che spesso si moltiplica con la partecipazione di amici che vogliono condividere il piacere/ divertimento di scrivere pezzi propri (The Doorways). Tom Petty, Byrds, The Band, Eric Andersen, The Outlaws, Bruce Springsteen e tanti altri…. Per me Clapton è ancora Dio.

Giovanni Porta

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Nato con i Beatles e cresciuto con il folk americano, ho trovato in Dylan la sintesi perfetta di ogni cosa. Suono da molti e molti anni, prima in un gruppo (La Via del Blues) e poi in un duo che spesso si moltiplica con la partecipazione di amici che vogliono condividere il piacere/ divertimento di scrivere pezzi propri (The Doorways). Tom Petty, Byrds, The Band, Eric Andersen, The Outlaws, Bruce Springsteen e tanti altri.... Per me Clapton è ancora Dio.

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