Shame - Songs Of Praise
Dead Oceans - 2018

Recensione: Shame – Songs Of Praise

Shame all’esordio con Songs Of Praise

Dead Oceans – 2018

Songs Of Praise è il primo album ufficiale degli Shame. Album che in realtà raccoglie i singoli che la giovane band ha pubblicato negli ultimi due anni. A questi si aggiungono alcune tracce inedite che completano un lavoro salutato con grande entusiasmo dalla stampa d’oltremanica.

Tanto rumore per poco

Songs Of Praise è un disco assolutamente ben fatto. Il gruppo picchia duro per dieci brani che non lasciano dubbi sulle intenzioni. Siamo nell’ambito del post punk decisamente inglese di cui sappiamo tutto. Post punk significa che sono più o meno trent’anni che nascono band dal sapore nostalgico e che si rivolgono a un genere che ha fatto storia. Quindi perché l’esordio degli Shame è piaciuto così tanto? Perché sono i più bravi a fare cover di tutto quello che è passato negli ultimi decenni.

 

E questo è il loro grande merito. L’aggressività, l’energia e la perfezione tecnica con cui passano da un brano all’altro senza sbavature è davvero stupefacente. Peccato che tra un brano e l’altro la differenza sia minima e il disco scorra con un’omogeneità tale da non lasciare, a chi ascolta, la possibilità di cambiare registro. Perché il registro è unico, sebbene eseguito alla perfezione. Spicca su tutto la voce del leader, Charlie Steen, che canta come una consumata rockstar del doppio dei suoi anni.

Nostalgia canaglia

Quindi la nostalgia qui la fa da padrone e gioca un ruolo fondamentale. Songs Of Praise è un ottimo sussidiario per avere lo spaccato migliore possibile dei bei tempi che furono. I dieci brani si susseguono senza respiro e solo l’ultima traccia si distingue. Angie è un’ottima ballata alla Oasis,  fresca e meno grezza del resto.

Degni di nota sono anche alcuni episodi dove la linea melodica è più incisiva. Concrete, One Rizla e il brano di apertura Dust On Trial, qui il paragone con i Protomartyr è obbligatorio, lasciano un segno che fa ben sperare.

“Le mie unghie non sono curate, la mia voce non è la migliore che hai sentito e puoi scegliere di odiare le mie parole, ma non me ne frega un cazzo” (One Rizla) Così canta Steen in uno dei brani più radiofonici del disco. Male Steen! Queste cose le hanno già dette in tanti. Le hanno già dette i tuoi illustri colleghi in un tempo in cui una frase del genere era “di rottura”. Oggi forse il “non me ne frega un cazzo” se lo può permettere, talvolta,  qualcuno che ha alle spalle qualcosa di più che un buon disco d’esordio.

Shame - Songs Of Praise
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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

Mauro Carosio

Written by

Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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