Slipknot – We Are Not Your Kind
Roadrunner - 2019

Recensione: Slipknot – We Are Not Your Kind

Sesto disco per i giganti del nu-metal: Slipknot – We Are Not Your Kind.

Slipknot – We Are Not Your Kind

Roadrunner – 2019

Torna la band mascherata di Des Moines: gli Slipknot pubblicano in questi giorni il sesto album, We Are Not Your Kind. Una delle ragioni del successo della band sta anche nella non eccessiva prolificità: il loro primo disco omonimo risale al 1999, ben vent’anni fa. Gli Slipknot si sono formati in un’epoca il cui il nu-metal,  o alternative metal, nasceva grazie a band come i Faith No More, i System of a Dawn o i Korn, che avevano un forte appeal anche nel circuito indie non forzatamente metal. Un po’ come per Marilyn Manson, l’immagine ha creato sensazione, ma allo stesso tempo ha allontanato una parte di pubblico che li considera troppo macchiettistici: le maschere e i personaggi stile film horror sono forse poco adatti a musicisti ‘seri’ e non più ragazzini, ma la musica di We Are Not Your Kind dice che gli Slipknot sono ancora in grado di mettere in piedi un album potente.

Gli Slipknot nel 2019

Frequenti cambi di musicisti si sono succeduti negli anni. La formazione che troviamo nel 2019 è composta di otto elementi, pochi fra i quali della prima ora, senza però che questo ne alteri lo stile. Il suono degli Slipknot ha mantenuto in due decadi una notevole continuità. We Are Not Your Kind potrebbe essere il loro disco più vario, una sorta di summa di quanto hanno fatto finora. La scelta di un produttore d’esperienza metal come Greg Fidelman certamente aiuta. Ci sono le influenze di metal classico e non, ci sono tocchi industrial e hip-hop – soprattutto grazie alla presenza continua nel tempo di Sid Wilson, tastierista ma anche turntablist. Corey Taylor, vocalist degli Slipknot dal 1997, alternando bene canto melodico, gutturalismo e declamazioni-quasi-rap, è perfetto nel suo ruolo.

Slipknot – We Are Not Your Kind: partenza con il botto

Dopo l’intro Insert Coin, gli Slipknot di We Are Not Your Kind partono a razzo con Unsainted, uno dei pezzi forti del disco. Le tematiche sono cupe come d’abitudine, ma il testo allude al desiderio di non farsi sommergere dalla disperazione: “Oh, I’ll never kill myself to save my soul / I was gone, but how was I to know? / I didn’t come this far to sink so low / I’m finally holding on to letting go”.

 

La ritmica come raffiche di mitragliatore è ingentilita dalle variazioni di cui la band è capace. La vena melodica, sia pure spesso sommersa dal muro dei riff, è presente in quasi tutti i momenti di We Are Not Your Kind. Tra i passaggi migliori Nero Forte e Solway Firth. A volte il ritmo rallenta, come in A Liar’s Funeral e My Pain, ma la vena goth diviene anche più forte.

2019, un anno metal

Gli oltre sessanta minuti di We Are Not Your Kind possono un po’ stancare per la compattezza di fondo, ma faranno la gioia dei fan perché il disco non ha veri momenti di debolezza.

 

Fra il ritorno dei Baroness e quello degli Slipknot, in attesa dei Tool (e – chissà – dei Mars Volta per i più progressive), questo 2019 sarà un buon anno per il metal non di nicchia, capace di rinnovarsi e di variare.

Slipknot – We Are Not Your Kind
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Marina Montesano

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