Sodastream -Little By Little | Recensione

Recensione: Sodastream – Little By Little

Sodastream – Little By Little.

Sodastream -Little By Little | Recensione

Sodastream Music – 2017

Certi eventi si imprimono nella memoria e lì restano. E non devono per forza essere eventi che cambiano la vita…

E’ un pomeriggio d’estate dell’anno 2000 e il pacchetto dei cd appena usciti non sta proponendo opere memorabili. Poi arriva il disco con in copertina la bici bianca su fondo bianco.  Looks Like A Russian dei Sodastream, duo australiano all’album d’esordio, dicono le note illustrative, e il tempo si ferma, cristallizzato dall’afa e dalla musica. La prima canzone, Able Hands, è delicata, struggente, straziante, coinvolgente pur nella sua semplicità: voce, chitarra, contrabbasso suonato con l’archetto. Commozione pura. Più o meno quella che facevano provare, in modalità più pop, i Belle & Sebastian dello stesso periodo.

Diciassette anni dopo i Sodastream ricreano la magia del disco d’esordio

Trascorsi 17 anni (comprensivi di G8 a Genova, aerei contro le Twin Towers, crisi economica, crisi della musica, altri dischi dei Sodastream non così intensi), Little By Little quasi ripete quel miracolo. Forse perché di nuovo Karl Smith e Pete Cohen sono riusciti a rendere perfetto il loro suono  dolce ma inquieto, lineare ma con increspature improvvise. Sono artisti bravi nel labor limae e hanno messo operosamente a frutto i dieci anni trascorsi dal disco precedente, Reservations.

Se l’amata Able Hands parlava del suicidio di un amico, qui la canzone d’apertura, Colouring Isis sembra descrivere un’immensa fatica nel gestire la vita. E lo fa con immensa tenerezza. E che dire di Three Sins, dai toni sorprendentemente incalzanti e dai versi che dicono: “Ho vissuto la mia vita secondo ciò in cui credo/ Ma c’è una piccola macchia nera che cola in profondità/ Queste pensieri mi arrivano mentre prego/ Perché ho toccato quei ragazzi, quei ragazzi nel modo sbagliato”. L’effetto è più di pietà che di odio per un reietto divorato dai sensi di colpa: “E in un lampo di luce il mio Dio mi libererà”.

Altrove si parla di tristezza urbana, relazioni in crisi, rabbia adolescente e sogni irrealizzati, eppure l’album proprio non riesce essere deprimente. Anzi è pieno di luce, forse perché il contrasto fra i temi e la delicatezza delle melodie produce scintille consolatorie.

Little By Little è un album semplice eppure intensissimo

Certo, le melodie dei Sodastream restano essenziali, la voce di Smith ha poca estensione  e il contrabbasso di Cohen fa sempre le stesse cose. Però spuntano piccoli tocchi strumentali al momento giusto (i fiati di Letting Go o le marimba di On The Stage) e c’è sempre forza nella dolcezza dei toni, c’è un senso di necessità che di solito si associa a suoni e modi più perentori. E di partecipazione che di solito si associa a dischi più ‘impegnati’, come si diceva un tempo. Little By Little, per autodefinizione, è un lavoro che cresce poco a poco. All’inizio sembra minuscolo, poi diventa enorme. Con delicatezza.

Sodastream - Little By Little
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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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