Sophie - Oil Of Every Pearl’s Un-Insides Recensione
Future Classic – 2018

Recensione: Sophie – Oil Of Every Pearl’s Un-Insides

Sophie: nove canzoni di pop sperimentale.

Sophie - Oil Of Every Pearl’s Un-Insides Recensione

Future Classic – 2018

Quanto mai contemporaneo è un personaggio/artista come Sophie… Si precisa subito che non in questa sede verrà sperticata alcuna speculazione in merito alla vita privata dell’artista ma si sappia che tutte le voci femminili che si ascoltano nel lavoro non appartengono a lei/lui. Nove composizioni che si collocano nell’assoluta modernità, se per modernità si intende la collocazione della forma canzone pop (?) in un contesto quanto mai difficile com’è quello attuale. La cosa bizzarra di Oil Of Every Pearl’s Un-Insides che a me salta all’orecchio, da vecchio ascoltatore, è come quella che una volta veniva definita musica industriale venga da Sophie coniugata, appunto, alla canzone. Il rumorismo inusuale che aveva nelle sue origini futuriste un significato finanche politico, mentre qui il senso va probabilmente cercato altrove.

Le composizioni di Oil Of Every Pearl’s Un-Insides

L’illusoria track iniziale It’s Okay To Cry pare quasi ingannare l’ascoltatore collocandolo in un etereo paesaggio post new age. Con la successiva Ponyboy si entra in una atmosfera che assume caratteristiche perturbanti, ulteriormente rimarcate da Faceshopping, vero e proprio incubo che non avrebbe sfigurato nella soundtrack dell’ultimo Twin Peaks.

Sophie, nota finora come produttrice, inserisce numerosi rimandi nella sua musica

Tracce di dilatazione elettronica accompagnano la quasi Kate Bush-iana Is It Cold In The Water? Mentre Infatuation è puro waporwave. Anche qui ancora tante reminiscenze del periodo più sperimentale della sopracitata Kate.

 

Not Okay è l’esercizio di stile di un DJ con a disposizione una gamma di campioni che non avrebbero sfigurato nei Depeche Mode periodo Construction Time Again, un minuto e mezzo di saette elettroniche su voce modificata, quasi un messaggio subliminale di trasformazione e cambiament. Si prosegue con Pretending, strumentale con inquietanti inserti vocali propri di una umanità in completo assorbimento con la macchina.

Immaterial è gioco scherzoso, una pausa danzereccia in uno scenario oscuro. Quasi una citazione della cara vecchia Madonna, la cantante ovviamente. Qui si può supporre che la ragazza immateriale sia di nuovo un riferimento diretto all’artista. Grande sfarzo di distorsioni vocali e campioni anni ’80.

Oil Of Every Pearl’s Un-Insides: un disco che spiazza

Conclusione con Whole New World/Pretend World, nove minuti di strali elettronici, mi ha ricordato alcune cose di Mark Stewart, ma pensa un po’. Album molto interessante, quindi, che non mancherà di creare spaesamento. Cosa che ci si attende sempre e che quando arriva, spiazza.

Sophie - Oil Of Every Pearl’s Un-Insides
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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d’accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

Marcello Valeri

Written by

Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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