St. Vincent - Masseduction _ Recensione
Loma Vista Recordings - 2017

Recensione: St. Vincent – Masseduction

St. Vincent: la seduzione di massa è servita!

St. Vincent - Masseduction _ Recensione

Loma Vista Recordings – 2017

Con l’ultimo album, Masseduction, il personaggio che St. Vincent ha costruito su di sé è completo e ad alta definizione. Qui l’artista americana dimostra spudoratamente le sue intenzioni. Prima fra tutte: diventare un’icona glamour, una sorta di nuova Nico, perché questa è la strada che ha perseguito negli ultimi anni. L’operazione è definitivamente riuscita.

Storia di un’outsider

Annie Clark, classe 1982, debutta come solista nel 2007. Il primo lavoro Marry Me ottiene un buon successo di critica. Stessa cosa accade per i successivi due dischi: Actor e Strange Mercy. St. Vincent si rivela subito  un’artista di difficile collocazione. Il suo rock è particolare, polisemico e ingarbugliato. La ragazza sperimenta facendo tesoro di un passato prossimo all’avanguardia. I modelli che la ispirano sono nomi del calibro di David Bowie, Kate Bush e David Byrne, per citarne alcuni.

Ed è proprio con David Byrne, e con l’album Love This Giant (2012), che compie il salto di qualità. Nei primi tre lavori la nostra dimostra di avere doti fuori dall’ordinario e in molti se ne accorgono. Ora è giunto il momento di esibirsi a tutto tondo. Love This Giant è un ottimo disco dove lo stile del gigante Byrne si amalgama perfettamente con quello della giovane intraprendente e preparata Annie.

A seguire l’album omonimo (2014). Osannato da critica e pubblico il disco in questione fa centro grazie a brani che lasciano il segno, fra tutti: Rattlesnake, Digital Witness e Birth In Reverse.

Da questo momento l’ambiziosa polistrumentista, cantante e compositrice inizia a far parlare di sé non solo per i suoi dischi. La stampa si interessa al suo look, alla sua vita privata e lei ci sta. Non solo ci sta; si propone garbatamente con tutto ciò che può sedurre un certo pubblico e a una certa stampa. St. Vincent piace a chi ascolta “un certo tipo di musica”: ricercata e impegnata quanto basta, non di facile ascolto, ma non troppo ostica. Strizza l’occhio a una platea hipster,  intellettuale, à la page. In una parola: St. Vincent è cool, fa tendenza, i rotocalchi la rincorrono per paparazzarla con la sua ultima fiamma, da Cara Delevingne a Kristen Stewart.

Masseduction: più pop per tutti

St. Vincent ormai ha capito come procedere. Ammiccando al pop è possibile snobbare il pop. Masseduction è un capolavoro di pop-art postmoderno, arrangiato ineccepibilmente, in cui l’artista sa come miscelare il suo lato più complesso ed elaborato con l’easy listening senza sbavature. Il risultato è probabilmente il disco dell’anno e St. Vincent la migliore artista del momento.

L’album esce dopo una presentazione astuta e ruffiana. Auto-interviste strampalate sui social e due brani di segno opposto. New York è una ballata che spiazza. St. Vincent sfoggia una vena intima e cantautorale che nessuno si aspettava e che viene riproposta in altri due pezzi: Happy Birthday Johnny e Slow Disco. Secondo estratto: Los Ageless, probabilmente uno dei momenti migliori, in cui si ritrovano le sonorità a cui siamo più avvezzi e dove l’artista va a colpo sicuro.

La title track è un altro episodio felicissimo: qui il fantasma dell’epoca d’oro di Prince  sembra essere intervenuto dall’aldilà. Vivamente consigliati Fear The Future e Young Lover, in modo da non dimenticare che St. Vincent rimane una grande musicista e che la sua chitarra artatamente strapazzata è il suo brand.

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St. Vincent - Masseduction
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