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Rough Trade - 2018

Recensione: Starcrawler – Starcrawler

L’esordio spettacolar-trash degli Starcrawler.

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Rough Trade – 2018

Ci si preoccupa un po’ nello scoprire che i propri gusti musicali corrispondono a quelli di Elton John. Grande artista, certo, ma in teoria fuori dal mondo sonico attuale. Lo scorso anno Sir Elton si espresse in modo entusiastico nei confronti degli adolescenti Lemon Twigs e del loro primo album. Non ebbe torto, visto che la band dei fratelli D’Addario  sta crescendo bene. Almeno dal vivo.

Pochi mesi fa  il Maestro ha invece dichiarato il suo entusiasmo per gli Starcrawler e, a giudicare dal loro eponimo album d’esordio,  è probabile che abbia di nuovo visto bene (gli occhiali vistosi aiutano, a quanto pare).

Gli Starcrawler e il mondo trendy di Los Angeles

In realtà, non mancherebbero i motivi per dispiacersi, a priori, degli Starcrawler. La band è un perfetto prodotto di una certa cultura alternativo-snob tipica di Los Angeles, zona Echo Park. Il chitarrista diciassettenne Henri Cash cita come influenza un nome di super-culto, ovvero i Nerves di Peter Case, peraltro grande amico dei genitori.  Quanto alla diciannovenne cantante Arrow De Wilde, è figlia di Autumn De Wilde, fotografa assai trendy responsabile  delle copertine  dei dischi di gente come White Stripes,Wilco, Beck, Elliott Smith. Ah, il nonno Jerry, è stato uno dei grandi fotografi dell’epoca hippy (Jimi Hendrix, Monterey…)

Insomma i giovani Starcrawler provengono da un ambiente dove un lavoro normale non si sa cosa sia e, per seguire la tradizione, decidono di diventare rockstar. O almeno giocare a esserlo. Inoltre, il trovarsi immersi in una tradizione rock da due generazioni li ha resi citazionisti ma in modo del tutto naturale, come se stessero catturando vibrazioni domestiche. Lo stile provocatorio fa parte del pacchetto e se può parere irritante, almeno ha una sua componente autoironica.

 

Tanti referenti per gli Starcrawler

C’è di tutto in queste dieci canzoni che si spostano con naturalezza fra punk e metal, pop e glam. Qualcuno ha anche parlato di trash-rock. A sua volta, il gioco dei referenti ha prodotto un profluvio di nomi: Runaways, New York Dolls, Nirvana, Black Sabbath (anni ’80), Veruca Salt, Ramones. A questi ci permettiamo di aggiungere Suzi Quatro, che ormai chiunque sembra avere dimenticato. Chissà perché, poi.

Sono un po’ un fumetto gli Starcrawler, incluse le macchie che sporcano il candore della copertina. Però il loro è un fumetto bello, pieno di colori vivaci e di tavole vistose. Il disco dura saggiamente poco, 38 minuti, e sfodera almeno un paio di titoli già classici come la dichiarazione di intenti I Love LA o la più salace, sin dal titolo, Pussy Tower. Il ritmo rallenta solo nella ballatona da cameretta Tears, che fa pensare sia agli Scorpions sia ai Fleetwood Mac e la cosa suona sia buffa sia intrigante.

Una band che dal vivo già impressiona

 

Chissà se gli Starcrawler riusciranno a mantenere viva questa capacità di viaggiare fra i propri amori musicali, magari aggiungendo qualcosa di personale. Intanto ci si può accontentare di un disco, come si diceva, già piuttosto buono. Sperando di riuscire a vederli dal vivo – a giudicare dai video (v. sopra) spaccano sul serio. E senza badare al buon gusto.

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