Swanz The Lonely Cat – Covers On My Bed, Stones In My Pillow Recensione
Desvelos Records / Hard Times Management / Sound(e)scapes / Audioglobe – 2017

Recensione: Swanz The Lonely Cat – Covers On My Bed, Stones In My Pillow

Swanz The Lonely Cat – Covers On My Bed, Stones In My Pillow.

Swanz The Lonely Cat – Covers On My Bed, Stones In My Pillow Recensione

Desvelos Records / Hard Times Management / Sound(e)scapes / Audioglobe – 2017

Dietro al nickname del Gatto Solitario si nasconde – per la verità, neppure troppo – Luca Swanz Andriolo. Ossia il frontman della band piemontese dei Dead Cat In A Bag. Dopo due dischi col gruppo, e pressoché in contemporanea alla preparazione del terzo, Luca se ne esce con il suo progetto solista. E mai come stavolta l’aggettivo è appropriato perché fa quasi tutto da solo. Oltre a curare gli arrangiamenti, suona un numero esagerato di strumenti a corda – compresa la balalaika –, tastiere e percussioni. Lo aiutano Thomas Guiducci alle chitarre e basso, Roberto Necco al banjo e altre percussioni e Francesca Musnicki – già piuttosto assidua collaboratrice esterna della band, specialmente nelle esibizioni live – agli archi.

Un disco di Covers per Swanz The Lonely Cat

Basta scorrere anche distrattamente i titoli per rendersi conto che ci troviamo di fronte a un disco di cover. Il che può forse suonare strano per un primo lavoro da solista. Ma aspettate a storcere la bocca! I Dead Cat in a Bag hanno già dato prova in passato di notevolissime capacità interpretative: si veda la loro versione di Hunter’s Lullaby in un omaggio collettivo a Leonard Cohen di qualche tempo fa e altre partecipazioni a progetti analoghi. Qui siamo di fronte a un progetto unitario, a dispetto della estrema diversità originaria dei pezzi scelti.

Swanz The Lonely Cat – Covers On My Bed, Stones In My Pillow Recensione

Swanz The Lonely Cat e la voce di Luca Andriolo

Ovviamente il primo e più evidente fattore “unificante” è rappresentato dalla voce di Luca. Naturalmente rauca, spesso cupa, a volte vibrante, sempre estremamente partecipe. Proprio questa ultima caratteristica ci porta a trovare forse una spiegazione alla scelta di riproporre brani altrui. Non vorremmo lasciarci andare ad una psicologia d’accatto, ma la sensazione è che Swanz abbia sentito il bisogno di mettersi in qualche modo a nudo e abbia considerato che le cose che voleva dire le avessero già dette altri prima di lui. Da qui la voglia di rendere anche omaggio – e, in un certo senso, di dire grazie – ad artisti e canzoni che hanno probabilmente accompagnato momenti particolari della sua vita. Mettendoci ovviamente molto del suo.

Il senso profondo di Covers On My Bed, Stones In My Pillow

Swanz The Lonely Cat – Covers On My Bed, Stones In My Pillow Recensione

Si ascolti Love Me Tender, che dal soul vira immediatamente in un dark intimista. O la tenerissima ballad in cui ha trasformato Peggy Sue Got Married. O l’accentuata dimensione epica di Wayfaring Stranger. O l’urlo lancinante che chiude drammaticamente All Along the Watchtower. Insomma – e l’accostamento non suoni blasfemo – siamo di fronte a una sorta di American Recordings nostrano. E vengono in mente le parole di Trent Reznor che, richiesto di un parere sulla cover di Hurt incisa da Johnny Cash, rispose: “Quella è una canzone di Johnny Cash”. Nello stesso senso queste sono canzoni di Luca Swanz Andriolo. E anche il titolo, oltre a richiamare vagamente un verso di For The Good Times, ci dice che queste sono le coperte in cui si avvolge nel letto, ma forse anche le pietre che gli rendono difficile appoggiare la testa sul cuscino. Il bello e il difficile di una vita.

Swanz The Lonely Cat – Covers On My Bed, Stones In My Pillow
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