PeMa - 2016

Recensione: Teenage Fanclub – Here

PeMa - 2016

                           PeMa – 2016

Here, decimo disco in 26 anni per i Teenage Fanclub,  arriva a sei anni di distanza dall’apprezzabile ma poco considerato Shadows ed è opera un po’ crepuscolare, che necessita di più ascolti, ma riserva  grandi soddisfazioni. Il classico pop-rock della band scozzese, che discende da gruppi come i Byrds e, soprattutto, dai Big Star del misconosciuto Alex Chilton è qui lievemente sedato, specialmente nella parte chitarristica, ma scorre costante come la cascata della copertina.

Il suono dei ‘Fannies’ è più quieto rispetto agli esordi eppure emoziona ancora

I Teenage Fanclub non sono più il gruppo che nel 1991 (con Bandwagonesque) scalzò  Nevermind dei Nirvana da  “Disco dell’anno”  secondo  una rivista importante quale Spin,  e forse non sono più neanche “la seconda band più importante della Gran Bretagna” come dissero, bontà loro, gli Oasis, però sono ancora con noi, e questa è una cosa buona e rassicurante, specie se si è cultori della musica che non regala folgoranti, e magari effimeri, amori a prima vista, però diventa un’amicizia che dura nel tempo.

Una band democratica di quasi cinquantenni

I tre frontman –  Norman Blake, Raymond McGinley e Gerald Love – si occupano, come d’abitudine,  di quattro brani a testa (un tempo era il solo Blake a intessere le melodie), scrivendo, cantando e accompagnandosi democraticamente nei cori, che sono sempre curatissimi. In questa selezione i temi sono un po’ oscuri (per quanto mai davvero foschi), forse perché  gli ex-teenager ormai viaggiano irrimediabilmente verso la cinquantina. Eppure, a quanto si deduce da alcuni titoli,  tengono duro (Hold On), vivono alla giornata (Live In The Moment) e forse hanno ancora un po’ paura della notte (The Darkest Part Of The Night). Dunque, adorabili come sempre i ‘Fannies’ e pazienza se da un po’ di tempo in qua si fanno sentire così di rado.

8,2/10

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Fausto Meirana

Written by

Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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