Tenedle - Traumsender Recensione
Sussurround - 2018

Recensione: Tenedle – Traumsender

Traumsender settimo disco solista per Tenedle.

Tenedle - Traumsender Recensione

Sussurround – 2018

Dopo la parentesi come produttore del disco dei PASE (Sveglio Fantasma) il fiorentino trapiantato in Olanda Tenedle – al secolo Dimitri Niccolai – torna col suo settimo lavoro da solista. E lo fa confermando e consolidando sempre più quella che è ormai la sua ben definita cifra stilistica: un pop elettronico ben costruito e curatissimo sul quale si innestano qua e là la tromba del fido Bert Lochs e, in Zen, la viola di Fabio Torriti. Ma non si pensi a canzoncine facili destinate ad essere cantate sotto la doccia. Il “valore aggiunto” di Tenedle è sempre passato dai testi non meno che dalla musica.

Tenedle passa all’inglese

In questo senso colpisce il passaggio dalla madrelingua, usata in tutti i suoi lavori precedenti – fa ovviamente eccezione il precedente Odd To Love, ma in quel caso si trattava di poesie di Emily Dickinson messe in musica – all’inglese. Crediamo che dietro questa scelta non ci siano motivazioni “commerciali”, ma qualcosa di più profondo.

I contenuti di Traumsender

Forse la chiave può essere trovata in alcuni versi di Stranger In My Own Tongue: “You see me you don’t see me / I’m there I’m not there / It really doesn’t matter to me / I’m not afraid of ghosts / I’m afraid of people / I don’t know what I’d rather to be”. Ma, anche senza andare a cercare significati più o meno reconditi nel testo, già il titolo è sufficientemente indicativo. Quello di Tenedle è il “messaggio” – o, forse meglio, il grido, per quanto garbato e sommesso – di chi non si riconosce più nel mondo in cui gli è dato di vivere, popolato da un genere umano che non capisce di essere condannato a morte. Non tanto, ovviamente, nelle sue singole componenti, ma proprio in quanto “specie”.

 

Questo ci dice Sentenced To Death. A dispetto di una melodia e una ritmica quasi allegre contrappuntate dalla voce di Debora Petrina. C’è una possibile risposta a tutto questo? Tenedle non ci ammannisce facili ricettine già pronte, ma  sembra comunque volerci descrivere il suo personale modo di reagire. L’adesione ad una sorta di “ecologia umana” che nella riscoperta delle proprie radici ritrova anche l’autenticità dei rapporti interpersonali e i “valori veri” della vita.

Tenedle artista globale

Particolarmente esemplificative di questo modo di pensare – e di “reagire” – ci sembrano Welcome Back e The Temple, impreziosite anche dalle voci, rispettivamente, di Laura Taviani e di Jolanda Moletta (She Owl). Anche musicalmente il disco ci pare un po’ diverso dai precedenti. Pur all’interno di “coordinate culturali” sostanzialmente invariate – il pop rock elettronico degli anni ’80 – stavolta ci sembra di sentire un po’ meno Depeche Mode e Joy Division e un po’ più David Bowie. Naturalmente ben digeriti e metabolizzati dalla voce delicata ed educata di Tenedle.

 

Artista “globale” che se la cava più che bene anche come fotografo, movie maker e grafico, come dimostrano ampiamente i video e i bellissimi packaging e libretto del cd.

Tenedle - Traumsender
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Renzo Nelli

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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