The Dream Syndicate – These Times
ANTI- Records - 2019

Recensione: The Dream Syndicate – These Times

Il Paisley Underground è di ritorno con The Dream Syndicate – These Times.

The Dream Syndicate – These Times

ANTI- Records – 2019

Lo avevamo già più che sospettato ascoltando, circa due anni fa, il precedente How Did I Find Myself Here?, ma ora ne abbiamo la certezza: il Paisley Underground è tornato. Per la verità, non se ne è mai completamente andato. Steve Wynn, anche nelle sue numerose avventure da solista non ha mai del tutto abbandonato le sue “radici”. Anche se in alcune sue prove – come il bellissimo Melting In The Dark del 1995, inciso con la determinante collaborazione di Thalia Zedek e Chris Brokaw – se ne è significativamente discostato. Ma quel sostanzialmente indefinibile miscuglio di rock, country, punk e psichedelia doveva evidentemente covare sotto una cenere ancora calda se lo ha convinto a riprendere il vecchio progetto e perfino a rispolverarne il nome. Sia pure – come spesso accade in questi casi – con una diversa composizione della band.

Steve Wynn rivisita il suo passato

Del resto, che Wynn avesse voglia di ripensare al passato in funzione del presente – e magari, perché no, anche del futuro – è abbastanza chiaro fino dai titoli: “Come mi trovo qui?” e “Questi tempi”. These Times porta avanti conseguentemente la “cifra” musicale e “poetica” del lavoro precedente, accentuando di volta in volta alcuni aspetti. Ad esempio, Put Some Miles On offre un Wynn  “recitante” sullo sfondo di una martellante ritmica quasi punk. Black Light apre invece con un altrettanto martellante ticchettio elettronico per distendersi poi in una sorta di talking su un tappeto ossessivamente ripetitivo dalla forte connotazione psichedelica. Per chiudersi poi, significativamente, con lo stesso ticchettio iniziale.

The Dream Syndicate psichedelici in These Times

La psichedelia si affaccia ancor più prepotente in The Whole World’s Watching. Non a caso il pezzo più lungo del disco, anche se siamo ancora ben lontani dai brani alla Iron Butterfly che occupavano una intera facciata di un vinile. Bullet Holes è invece una “distesa” ballata Paisley che potrebbe essere uscita da The Days Of Wine And Roses, se non fosse per un generale “addolcimento” dei toni, al quale contribuiscono non poco i cori.

 

Still Here Now, dichiara Steve Wynn

Ma il pezzo-manifesto del disco è a nostro parere – e fin dal titolo – Still Here Now. Come dice spesso l’eroe nei film di guerra dopo essere stato sottoposto a ogni genere di sofferenze e vessazioni, “Sono ancora vivo, figli di p…”, così sembra dire anche Steve Wynn: e so fare ancora il mio mestiere. Già, perché in questo disco c’è anche molto “mestiere”; nel senso buono del termine, sia chiaro. In un’epoca in cui presunte e spesso artificiose “originalità” e “sperimentazioni” nascondono non di rado carenza di basi “tecniche” e, alla fin fine, pochezza di idee può benissimo trovare posto una musica che ad alcuni potrà forse sembrare un nostalgico ritorno al passato.

Rock’s not dead con The Dream Syndicate – These Times

In tempi in cui va di moda dire che il rock è morto e la chitarra elettrica non sta tanto bene Steve Wynn risuscita i “suoi” Dream Syndicate e fa dischi rock, e soprattutto dischi di chitarre elettriche. E lo fa in un modo che certo non si può configurare come accanimento terapeutico: semmai come il sapiente utilizzo di un defibrillatore. Come succedeva per il rock di una volta, viene il sospetto che questi pezzi siano ancora più godibili ed “efficaci” dal vivo e, a quanto ne sappiamo, i Dream Syndicate stanno per tornare da queste parti: andarli a sentire potrebbe non essere una cattiva idea.

The Dream Syndicate – These Times
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Renzo Nelli

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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