The Good, The Bad & The Queen - Merrie Land
Studio 13 - 2018

Recensione: The Good, The Bad & The Queen – Merrie Land

The Good, The Bad & The Queen, ritorno di una superband.

The Good, The Bad & The Queen - Merrie Land

Studio 13 – 2018

Damon Albarn, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Non si può certo dire che ami starsene con le mani in mano visto che, sotto egide diverse, ti fa uscire due dischi dicotomicamente opposti in un anno e non si può dire che ci marci perché il primo album di The Good, The Bad & The Queen è di undici anni fa…

Occorre ricordare forse che il progetto vede coinvolti Paul Simonon ex Clash, Simon Tong ex Verve e Tony Allen ex Fela Kuti per essere a posto con gli ex… E di ex, anzi di brexit si parla solo ed esclusivamente in toni sommessi e crepuscolari in Merrie Land. Ma andiamo con ordine, più o meno…

Merrie Land è un disco politico

Dunque trattasi di disco politico, una volta se ne facevano ora meno, qualcosa si trova più nel rap che nel pop, ancor meno nel rock. La visione è distopica, l’introduzione alla title track parla chiaro e poi si parte.

 

Merrie Land, brano appunto introduttivo, si muove su controtempi tipici di ritmiche altre, su cui impera un andamento stranamente etnico futuristico. Gun To The Head si apre bucolica, su un programma per bambini disintossicati da altri schermi, farebbe la sua giusta figura, c’è un che di Ray Davies che si affaccia nella costruzione, grandissima e riproponibile da una brass band dopodomani. Nineteen Seventeen è di nuovo un drone elettronica, gran dispiego di ritmica soffusa, il pop si pone su binari di un tempo difficile per le nostre orecchie occidentate.

Merrie Land ovvero The Good, The Bad & The Queen al top della forma

Poi The Great Fire è dolente narrazione, tra Bradubury e Orwell, nuvole nere rischiarano in opposizione l’apocalisse sociale di una nazione. Lady Boston ha un bel titolo evocativo e poco ci vuole a capire di chi Albarn sta parlando. Un po’ di sixties in Drifters & Trawlers con tendenza ad oriente, a suo modo un siparietto ying&yang. The Truce Of Twilight è sghemba come solo alcune cose degli ultimi Specials sapevano essere, si respira aria di Ghost Town ma siamo già oltre, è una ghost nation.

 

Ribbons è sinistramente cantautoriale, ingannevole nella sua soavità e introduce The Man Who Leave, che inizia con uno spokenword da una Hyde Park diserbata, dove le cadenze da carnival si insinuano come in una cartolina ancora da spedire, per concludere in un no jazz dove si rincorre una evocazione che resterà inascoltata. La conclusione è affidata a The Poison Tree, l’albero avvelenato che non ha neanche più una mela da offrire ad eterna tentazione, Albarn al massimo della forma vocale, tanto Simonon nell’incedere del passato che fu.

Tony Visconti produce Merrie Land

Un disco importante, oso dire, e mi sbilancio citando quel Tranquility Base Hotel dove probabilmente lo stanno usando come colonna sonora… Corpo unico e non scindibile, monolito necessario senza interruzioni commerciali e, dulcis in fundo, pure prodotto da Tony Visconti.

Ah, dimenticavo, la cover è tratta da Incubi Notturni, capolavoro del 1945 di Alberto Cavalcanti, altrimenti noto come Dead Of Night, se non lo avete mai visto rimediate.

The Good, The Bad & The Queen - Merrie Land
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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d’accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

Marcello Valeri

Written by

Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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