The Mountain Goats – Goths
Merge - 2017

Recensione: The Mountain Goats – Goths

The Mountain Goats: indie band da record.

The Mountain Goats – Goths

Merge – 2017

Sono davvero dei veterani, gli americani The Mountain Goats. Con Goths arrivano infatti al sedicesimo disco. Non sono tante le band a poter vantare un record simile. Soprattutto non in ambito indie. Normale che negli anni abbiamo sperimentato generi differenti, ma è bello sentirli ancora vivi con Goths.

John Darnielle e l’ispirazione di Goths

Il titolo farebbe pensare a un disco dalle atmosfere cupe. E in effetti Nick Cave viene in mente con l’iniziale Rain In Soho.

Il realtà il tono lo dà piuttosto la successiva  Andrew Eldritch Is Moving Back To Leeds, ballata di elegante pop tra UK e influenze americane. Con la terza canzone, The Grey King and the Silver Flame Attunement, entriamo nel vivo di Goths. E’ un’altra ballata, dagli arrangiamenti jazzati, con un’interpretazione molto bella di John Darnielle. Mentre Unicorn Tolerance potrebbe rinviare persino a certi Sparks.

Goths racconta la storia di un’epoca

Come già i titoli delle canzoni mostrano, Goths è un disco nel quale i testi contano. I Goths cui il disco è dedicato sono quelli che da noi a volte si chiamavano anche “dark”, insomma i giovani seguaci della new wave cupa dei primi anni ’80. Darnielle afferma di aver fatto parte del movimento a suo tempo. E a tratti questo Goths fa venire in mente un altro gran disco di nostalgie di gioventù: The Suburbs degli Arcade Fire.

Ma le memorie dei The Mountain Goats si arricchiscono di nomi precisi. Stench Of The Unburied, nomina Siouxsie And The Banshees, ascoltata in auto dal protagonista mentre fuori ci sono 92 degrees: titolo di una canzone di Siouxsie.

The Mountain Goats dalla parte dei losers

Commuove soprattutto Abandoned Flesh. La canzone si apre con un “Robert Smith tranquillo nella sua villa in Francia” e una Siouxsie “che ha accumulato abbastanza successi per pagarsi le bollette”. Tuttavia, il pensiero di Darnelle va agli eroi dimenticati del Goth: “Ma il mondo ha dimenticato Gene Loves Jezebel” (io no, a dire il vero). E del duo di gemelli racconta poi la storia, per concludere che quelli come loro (“Voi e io e tutti noi”) dovranno prima o poi cercarsi un lavoro.

Ode a un’epoca, ode a quanti non ce l’hanno fatta, o non del tutto. Come i The Mountain Goats, che con tanti dischi occupano ancora una nicchia del mondo indie. E che ci resteranno probabilmente anche con quest’ottimo Goths, ricco di arrangiamenti e belle canzoni, ma povero di hits in grado di bucare: anche se Shelved potrebbe… Che classe, però.

The Mountain Goats – Goths
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Marina Montesano

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