The Murder Capital - When I Have Fears Recensione
Human Season Records - 2019

Recensione: The Murder Capital – When I Have Fears

Ancora un disco nu-post-punk: ne varrà la pena?

The Murder Capital - When I Have Fears Recensione

Human Season Records – 2019

Ammetto che ogni volta che la Redazione mi chiede di recensire qualcosa che esca dalla mia comfort zone aurale, specie se si tratta di giovini, ho sempre qualche resistenza. Comunque, proprio per contrastare la mia partigianeria, accetto. The Murder Capital – When I Have Fears: trattasi di una ennesima next big thing che questa volta arriva da Dublino. Si tenta di sedurmi con paragoni illustri e defunti, ma nulla può tentarmi, sono in(con)tentabile.

L’atemporalità di The Murder Capital – When I Have Fears

Vado. Prima impressione, devo vedere la data di uscita e controllare che non si tratti di una ristampa di una oscura formazione post punk di tre decadi fa. No, non lo è. L’unico anello di congiunzione con il passato è Flood, il produttore, noto per ben altre vicende tutte di matrice poco solare. Devo dire che il senso di straniante atemporalità prende presto il sopravvento, non siamo di fronte ad una novità assoluta ma alla cristallizzazione del genere portata alla contemporanea necessità di trasformare il modernariato che fu nell’avvenirismo che sarà.

Aleggiano i Joy Division

L’introduzione di When I Have Fears, che è un concept (!) dedicato al suicidio di un amico della band è affidata a For Everything che spazia tra rumorismi ed epicità. Ci può anche stare, ma la successiva More Is Less è troppo forzatamente anthemica per me. Arrivano poi i Joy Div… no , sempre loro, i Murder Capital  con Green & Blue e va un po’ meglio. Ovviamente siamo lontani anni luce dalla voce di Curtis. Qui James McGovern, il cantore, si appoggia almeno su una struttura che non ne richiede troppa enfatica fatica. A tratti pare, non si rida, di sentire Murphy e LCD Soundsystem, che questa roba la masticano con tutt’altri sapori.

The Murder Capital – When I Have Fears: i momenti migliori

Slowdance si divide in due parti, un po’ goth la prima e quasi shoegaze la seconda. Meglio la malinconia di On Twisted Ground, ripeto, trovo che la parti meno fracassone mi siano più consone, sarà che non ballo da un pezzo. Feeling Fades inizia come se fossimo a Hyde Park e poi diventa il pezzone tirato che ti aspetti: Li scuso, è l’esordio, si sente che l’humus ci sarà e che c’è tanta pratica live alle spalle.

 

Molto New Order oriented arriva Cling to Life che precede l’incubo vittoriano How The Streets Adore Me Now, per me miglior brano della raccolta che anticipa la chiusura affidata a Love, Love, Love , quasi un primevo Nick Cave pre-santificazione. Ok, lo so, non avrò accontentato l’entusiasmo della Redazione, la prossima volta marino.

The Murder Capital - When I Have Fears
7 Voto Redattore
0 Voto Utenti (0 voti)
Cosa ne dice la gente... Dai il tuo voto all'album!
Sort by:

Be the first to leave a review.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Show more
{{ pageNumber+1 }}
Dai il tuo voto all'album!

print
Marcello Valeri

Written by

Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

You may also like...

Lascia un commento!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.