Tiziano Mazzoni – Ferro e Carbone Recensione
MRM Records / IRD International Records Distribution – 2017

Recensione: Tiziano Mazzoni – Ferro e Carbone

Tiziano Mazzoni – Ferro e Carbone.

Tiziano Mazzoni – Ferro e Carbone Recensione

MRM Records / IRD International Records Distribution – 2017

Ingegnere per mestiere, musicista per vocazione e – se ci viene passata l’espressione – per necessità dell’anima, Tiziano Mazzoni con Ferro e Carbone è alla sua terza prova discografica dopo Zaccaria per Terra (2006) e Goccia a Goccia (2010). Anche in questo disco e forse anche più che negli altri, mostra le sue radici musicali: il grande cantautorato folk americano, Guthrie e Dylan in testa, con una marcata accentuazione per le tematiche socio-politiche del primo e quasi del tutto privo degli ermetismi e dei richiami “biblici” del secondo. Il tutto trasferito nella sua terra d’origine, quella Pistoia e la sua montagna che ha fra i propri simboli identificanti proprio i due elementi richiamati nel titolo.

Le tematiche di Ferro e Carbone

Pur non presentandosi certo come un concept album, Ferro e Carbone ha tuttavia alcune tematiche dominanti, che in un certo qual modo individuano un percorso: da “dove veniamo” a “cosa siamo diventati”. Così troviamo da un lato richiami precisi – e nient’affatto retorici – alla Resistenza (La lucciola e il bambino) e alle sue “personificazioni” proprio nel territorio pistoiese (Silvano Fedi). Alla fine del percorso una disamina disincantata e amara di una società sempre più portata a chiudersi in se stessa e nelle sue paure (Sciogli il cane) e ormai quasi incapace di provare sentimenti di fronte a grandi tragedie come quella dell’immigrazione di massa (Quattro barche) o della perdita di dignità del lavoro (Piombino).

 

Ma anche il racconto di storie di chi non si è arreso e che cerca comunque faticosamente di comprendere e di restare “umano” (Rita e l’angelo, Noi camminiamo, Ancora da imparare). E storie ironiche e disincantate di amori finiti senza rimpianti e con senso di liberazione (È una magia) e commossi ricordi familiari (Qualunque nome dirai). Fin qui le parole, cantate con voce calda e partecipe. Ma non si deve pensare al “cantautore italiano di una volta”, attento quasi soltanto ai testi e per il quale la parte musicale era solo uno scarno accompagnamento.

Tiziano Mazzoni un cantautore contemporaneo

Mazzoni è anche e soprattutto musicista, nonché chitarrista abilissimo e assoluto padrone del fingerpicking. Inoltre qui si avvale della coproduzione di uno dei numi tutelari della scena musicale fiorentina, quel Gianfilippo Boni che gli ha radunato intorno alcuni dei migliori “turnisti” della medesima – e non solo – tra i quali Lorenzo Forti al basso, Fabrizio Morganti alla batteria, Ettore Bonafé alle percussioni e altri ancora. Una menzione particolare per i sassofoni di Claudio Giovagnoli, esempio di classe e buon gusto messi al servizio altrui.

Due collaborazioni prestigiose per Ferro e Carbone

Last but not least, il disco si avvale anche di altre due collaborazioni prestigiose: Pippo Guarnera all’organo Hammond e Riccardo Tesi, in una sorta di Pistoia connection, all’organetto diatonico. Il primo è una presenza pressoché costante in tutto il disco e gli conferisce quasi un’atmosfera vintage, filtrata però da un tocco e da una sensibilità affatto “moderna”. Il secondo non manca di dispiegare una volta di più il suo talento melodico disegnando alcuni di quei fraseggi che lo hanno reso famoso e hanno fatto dell’organetto diatonico uno strumento che ha ormai diritto di cittadinanza pressoché in ogni tipo di “musica leggera”. Almeno quando lo suona lui!

Tiziano Mazzoni – Ferro e Carbone
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