Recensione: Tom Petty - An American Treasure
Reprise - 2108

Recensione: Tom Petty – An American Treasure

L’eredità di Tom Petty.

Recensione: Tom Petty - An American Treasure

Reprise – 2108

Scrivere di questo cofanetto non è facile soprattutto per chi ha amato profondamente la musica di Tom Petty e ancora non crede che lui non ci sia più. Poter ascoltare 4 cd, 60 brani fra inediti, alternate versions, e prove di studio, è un dono che non è facile gestire.

 

A un anno dalla sua scomparsa, l’arte di Tom Petty viene regalata a tutti attraverso lo sforzo della figlia Adria, della moglie Dana, di Mike Campbell e di Benmont Tench, e del produttore Ryan Ulyate.  I brani seguono quasi sempre un ordine cronologico, dal 1976 al 2016, e offrono la possibilità di conoscere quello che Tom e gli Heartbreakers decidevano di lasciar fuori dagli album pubblicati. Sappiamo per certo che ancora molti altri brani resteranno nei cassetti, soprattutto perché giudicati di scarsa qualità dagli stessi musicisti.

Il suono di Tom Petty e degli Heartbreakers

Il brano di apertura, Surrender, del 1976, suona già come la band avrebbe suonato anni dopo, quando, liberatasi dalla falsa immagine di “new wave” che i discografici avevano impresso sul loro primo album, esploderanno con Damn the Torpedoes. Cori, chitarre squillanti, freschezza dei suoni, legame stretto con la tradizione e ricerca di un segno nuovo su ogni canzone. Ecco quello che Tom Petty e gli Heartbreakers hanno inseguito nei 40 anni della loro carriera e che suona sempre nuovo, anche ora che quella voce e quella grande mente creativa non ci sono più.

 

Ogni brano è presentato nella sua genesi e per ciascuno sono indicati i musicisti e qualche aneddoto che arricchisce chi ascolta e rende ancora più duro dover fare i conti con il presente.

I brani migliori di American Treasure

Impresa quasi impossibile è indicare i brani migliori. Si può forse dire Surrender (ma devo proprio lascia fuori Luisiana Rain, nella versione registrata proprio prima di quella ufficiale?) per il primo cd. Del secondo, King Of The Hill (con Roger McGuinn, registrata durante il tour con Bob Dylan) ma fare anche attenzione al solo di Mike su Woman in Love. Per il terzo cd, I Don’t Belong (pura essenza di tutto quello che l’intera band suonava). Per il quarto, You And Me e Southern Accents.

Tom Petty: An American Treasure

Come scrive la figlia Adria introducendo il cofanetto, Tom ha cantato l’America, il sogno di poter inseguire ciascuno il proprio sogno, come ha fatto lui stesso, partito senza un soldo e arrivato nel cuore di tanti. Lui era “la dimostrazione vivente del sogno americano”. E, senza confini e senza bandiere, ha reso anche noi tutti parte di un sogno.

 

“Non aver paura di vivere quello in cui credi”. An American Treasure.

Tom Petty - An American Treasure
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Giovanni Porta

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Nato con i Beatles e cresciuto con il folk americano, ho trovato in Dylan la sintesi perfetta di ogni cosa. Suono da molti e molti anni, prima in un gruppo (La Via del Blues) e poi in un duo che spesso si moltiplica con la partecipazione di amici che vogliono condividere il piacere/ divertimento di scrivere pezzi propri (The Doorways). Tom Petty, Byrds, The Band, Eric Andersen, The Outlaws, Bruce Springsteen e tanti altri.... Per me Clapton è ancora Dio.

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