Tool – Fear Inoculum
Tool Dissectional / Volcano / RCA - 2019

Recensione: Tool – Fear Inoculum

I Tool e il rock degli anni ‘90.

Tool – Fear Inoculum

Tool Dissectional / Volcano / RCA – 2019

Esce il nuovo disco dei Tool, Fear Inoculum, e ti ritrovi a pensare quanto tempo è passato da quando li hai ascoltati la prima volta. Come per molti, era il 1993 e la canzone che me li ha fatti amare è stata Sober, dal LP d’esordio Undertow. A pensarci bene, i primi anni ’90 hanno espresso una delle ultime fioriture del rock, soprattutto della sua versione più pesante: il grunge ancora al top, il nu-metal nel quale possiamo iscrivere gli stessi Tool che dava il cambio al thrash metal degli anni ‘80. Alcune delle band emerse in quegli anni non esistono più, altre se ne sono aggiunte, ma nulla di altrettanto entusiasmante è apparso all’orizzonte: almeno non per chi ama il rock a tutto tondo.

Il cammino dei Tool verso Fear Inoculum

Sono passati più di 25 anni e com’è ovvio il suono dei Tool è cambiato. Non che la band abbia prodotto tanti dischi nel frattempo. Fear Inoculum è soltanto il loro quinto LP: una media di due album nei primi due decenni di vita, e questo nuovo che esce a 13 anni da 10,000 Days. Certo nel frattempo i membri della band hanno fatto altro; in modo particolare l’amato vocalist Maynard James Keenan ha dato vita al progetto quasi-solista Puscifer e agli A Perfect Circle. Nonché a una casa di produzione vinicola, ma questo è un altro discorso. Comunque sia, i Tool hanno mantenuto uno status di culto e questo Fear Inoculum era attesissimo.

Tool – Fear Inoculum: un disco in due versioni

Il disco è in ascolto già da qualche tempo, almeno per quanto riguarda i brani presenti sul cd, poiché la versione digitale integrale (uscita il 30 agosto) presenta tre brani in più, che sono tuttavia degli intermezzi strumentali in un disco che altrimenti consta di sette canzoni per la durata record (in assoluto magari no, per i miei ascolti di sicuro sì) di 79 minuti. Il cd arriva con un lussuoso e immaginifico packaging che contiene un libretto di 36 pagine, uno schermo HD da quattro pollici con filmati esclusivi e un altoparlante da 2 watt. Il prezzo è di conseguenza.

La batteria cardine del suono dei Tool 2019

Con Fear Inoculum i Tool spingono al massimo le tendenze prog della loro musica, soprattutto quella prodotta negli anni ’00. Da quello che si sa, gli strumentisti hanno scritto e suonato lunghe jam che poi hanno inviato a Maynard, il quale ha scelto dove inserire testi e voce: non ovunque di certo perché Fear Inoculum finisce per essere un disco prevalentemente strumentale, soprattutto nella versione lunga. Centrale nel disco è la batteria di Danny Carey, veramente straordinario e creativo, accompagnato bene dal basso di Justin Chancellor. Sulla ritmica si sovrappongono i riff del chitarrista Adam Jones. Il brano nel quale eccelle è, in conclusione, 7empest, il momento più psichedelico con folate di chitarra e riverberi. Produce Joe Barresi che dà all’insieme un suono pulito e levigato.

Se amate il prog, i Tool di Fear Inoculum sono per voi

È un prog-metal per adulti, quello di Fear Inoculum: meno possente dei precedenti, il disco richiede un’immersione totale nei suoni perfetti e intricati che i Tool producono. Non ci sono singoli o brani che si prestano ad essere ascoltati come tali.

 

Per chi scrive Pneuma è il momento più coinvolgente, con bellissime parti strumentali che si intrecciano fino al chorus catartico. Le parole di Meynard tornano al tema dell’infanzia, tipico di molti testi dei Tool: “Child, release the light / Wake up now, child / (Spirit) / Bound to this flesh / This guise, this mask / This dream”. Tuttavia, più che di canzoni, Fear Inoculum vive di momenti: gli intermezzi strumentali, i crescendo, la ripetitività voluta di certi passaggi, la voce che, quando appare, cattura l’attenzione. Sta già raccogliendo moltissimi elogi e si comprende il perché. Tuttavia davvero il termine prog si addice alla musica dei Tool attuali, e dunque il maggiore o minore apprezzamento sarà dato da quanto amate le lunghe porzioni strumentali, gli a solo, la perfezione stilistica. Se non vi entusiasma tutto questo, 80 minuti prima o poi annoiano, e purtroppo è quanto, a tratti e pur comprendendo lo sforzo artistico della band, è successo a me.  Facile rispettare un’opera tale, difficile amarla.

Tool – Fear Inoculum
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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