Ashcroft e Luh

RICHARD ASHCROFT – THESE PEOPLE (Righteous Phonographic Association – 2016) / LUH – SPIRITUAL SONGS FOR LOVERS TO SING (Mute – 2016)

Ashcroft e Luh

Un ritorno e una novità dall’Inghilterra

di Marina Montesano

Alcune band non si riprendono dal loro successo: è certamente avvenuto ai Verve e al loro leader Richard Ashcroft, che avevano sbancato nel 1998 con Urban Hymns e l’anno successivo si erano già sciolti. Poi una riunione negli anni ’00 finita così così e una carriera da solista per Ashcroft ben lontana dalla gloria passata. Peccato, perché né voce né presenza mancano al frontman inglese, che torna dopo anni di silenzio con These People e la mente rivolta al 1998; Wil Malone compone gli arrangiamenti di archi, proprio come su Urban Hymns, ma non tutto funziona nello stesso modo. Le canzoni iniziali non sono male; Out Of My Body è la più insolita: si apre con una chitarra quasi country e la bella voce di Ashcroft in primo piano, poi diviene un brano dance, ma con delle basi fin troppo leggere, troppo pop per il genere. This Is How It Feels (il singolo) e They Don’t Own Me (la melodia migliore) vedono l’ingresso degli archi che praticamente restano sino alla fine; il resto scorre a volte meglio (Picture Of You, Everybody Needs Somebody To Hurt) a  volte peggio (Hold On e la title track), comunque senza lasciare troppe tracce. Non è un disastro, ma Richard Ashcroft avrebbe bisogno di ben altro per tornare ai livelli di un tempo.

6,3/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=36V2FjRSHQc

This Is How It Feels

I LUH non rappresentano una novità assoluta: sono infatti composti per metà da Ellery Roberts, vocalist degli ormai dissolti (dopo un solo disco) Wu Lyf; l’altra metà è Ebony Hoorn, e come per il nome dell’ex band di Roberts, anche LUH è un acronimo: per Lost Under Heaven. Le somiglianze non finiscono qui: la voce e l’uso che se ne fa sono molto simili a ciò che si ascoltava con i Wu Lyf, ed è quella che potrebbe fare la differenza tra amare e non amare Spiritual Songs For Lovers To Sing; urlata, viscerale, sempre sopra le righe. Le basi sono composte prevalentemente di percussioni e suoni sintetici, con un grosso debito verso il post punk, ma anche con un piglio originale. Con i Luh ci sono gli intermezzi di voce femminile a placare un po’ l’atmosfera, e naturalmente ciò che conta di più è la qualità delle composizioni, che non latita. Beneath The Concrete, scelta giustamente come singolo, è esplosiva; $oro fra i momenti più originali, con la voce filtrata e un finale house inaspettato. Ma nel complesso tutto il disco tiene bene, è intenso, a tratti a rischio di essere ridondante, ma come per la voce dipenderà dai gusti. Comunque un esordio di grande interesse.

7,5/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=wqt_RLqnITU

Beneath The Concrete

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