Robert-Plant-lullaby

ROBERT PLANT – lullaby and … THE CEASELESS ROAR (Nonesuch -2014)

 Robert-Plant-lullaby

di Fausto Meirana

Qualche anno fa, con Raising Sands, registrato in compagnia di Alison Krauss, Robert Plant sembrava aver imbroccato la strada giusta e aver accettato in pieno la sua nuova ‘voce’. Dopo Band Of Joy, che indugiava un po’ troppo sugli allori conquistati, ecco finalmente un disco coerente dall’inizio alla fine. Proprio l’attacco e la conclusione, qui, segnano la dimensione dell’intero disco; Little Maggie e Arbaden (Maggie’s Babby) sono due versioni dello stesso traditional americano, tuttavia parecchio diverse tra loro;  la prima dominata dal dialogo picchiettante  tra banjo e tehardent, un tipo di  liuto africano, fusione certo azzardata ma efficace;  la seconda più sbilanciata sul versante ethno dub e, se pur nobilitata da una buona performance vocale del musicista gambiano Julden  Camara, molto meno convincente. Entro questi due poli, dominano le fonti ispiratrici del Plant più recente: sonorità medio orientali o desertici blues nordafricani (diciamo zona Tinariwen visto che il produttore e chitarrista Justin Adams ha già collaborato  con il gruppo tuareg).  Un po’ in disparte emergono  i due pezzi forti dell’album, A Stolen Kiss, una bella ballata che potrebbe star bene nelle corde vocali di almeno due famosi Peter (Gabriel e Hammill), e la Poor Howard di Leadbelly, perché, alla fine, volenti o nolenti, si sbatte sempre lì.

8/10

 

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Robert Plant – Rainbow

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Robert Plant – Little Maggie (Glastonbury 2014)  

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1 Response

  1. Avatar luca ha detto:

    gRANDE Robert Plant! Stolen kiss è un autentico gioiello musicale; probabilmente il brano più (clamorosamente) bello ed emozinante ascoltato da qualche anno a questa parte.

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