tackhead 2

TACK>>HEAD – FOR THE LOVE OF MONEY (Dude/Echo Beach – 2014)

tackhead 2

di Antonio Vivaldi

 

Arriva già a metà gennaio il primo, se non grande, di sicuro grosso disco del 2014. In questo For The love Of Money tutto è sovradimensionato: lunghissima la carriera dei tre musicisti che si fanno chiamare TACK>>HEAD (Keith Le Blanc, Skip McDonald, Doug Wimbish), possente la spinta ritmica che hanno regalato a dischi di celebrità assolute quali Rolling Stones, Annie Lennox, Madonna, Mick Jagger, REM, Tina Turner, Miles Davis, Peter Gabriel, James Brown, Depeche Mode, Sugarhill Gang, Duran Duran, Cure, Donna Summer (e decine di altri) e prestigiosi i due vecchi amici ritornati a dar loro manforte, Bernard Fowler (da un lustro corista degli Stones in tour) come cantante e Adrian Sherwood (un’autentica foresta le sue collaborazioni) come “mixologist”. Ma non basta ancora: enorme (23 anni) è il lasso di tempo trascorso dall’album precedente e impressionante il parterre di monumenti sonici interpretati per l’occasione, da David Bowie a George Clinton, dagli Ohio Players a James Brown, da Lou Reed a Bob Marley. Infine parecchio sostanzioso è il concetto che uniforma l’album fin dal titolo: l’onnipresenza del denaro, e di chi lo gestisce, nelle nostre vite. Tutto questo fa inevitabilmente venire alla mente classiche e preoccupanti immagini di montagne e topolini e invece For The Love Of Money, pur non essendo grande (come si diceva), è sicuramente godibile, viaggia sempre a velocità sostenuta e fa in modo che ‘dance concettuale’ non sia un triste ossimoro. Se il trio veniva in origine considerato portabandiera dell’industrial hip-hop, quel che si ascolta qui è in realtà un suono tra funk, rhythm & blues e persino soul (la cover di Walk On The Wild Side di Lou Reed) con una mutazione finale in chiave reggae-dub. Si può dire che come idea di fondo siamo dalle parti di un nome ben più famoso e che agisce in un contesto musicale peraltro molto diverso, vale a dire i Daft Punk: c’è una forte componente anni ‘70-’80 che rimanda in molti punti a George Clinton oppure cita direttamente James Brown (Funky President) e Stevie Wonder (Higher Ground) e che riesce a non suonare passatista proprio grazie a un groove profondo e nervosamente contemporaneo. Un lavoro che gioca con la storia e che nella storia prova a inserirsi. Solo il tempo dirà se ci è riuscito.

7,4/10

 

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Tack>>Head – Funky President    

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