the decemberists 2015

THE DECEMBERISTS – WHAT A TERRIBLE WORLD, WHAT A BEAUTIFUL WORLD (Rough Trade – 2015)

 the decemberists 2015

di Antonio Vivaldi

Grazie a The King Is Dead del 2011 i Decemberists hanno lasciato il circuito indie per divenire nome importante della musica americana tout-court e il loro leader Colin Meloy  è oggi un perfetto esempio di  (quasi) rockstar senza averne l’aria, secondo una modalità tipicamente anni ’10.   Nelle sue atmosfere roots che rimandavano agli Uncle Tupelo e ai Whiskeytown, The King Is Dead era un disco più lineare dei precedenti e, soprattutto, contava su una sequenza di canzoni di grande freschezza. Perfetto o quasi, insomma. What a Terrible World, What A Beautiful World (più o meno quello che diceva Benigni in Daunbailò) riparte da lì e sembra voler giocare con la recente notorietà o con l’idea di come deve suonare un gruppo ‘famoso’: ritornellone che fa cantare tutto il pubblico, assolo di chitarra con  bordate orchestrali sullo sfondo, coretti femminili doo-wop e persino una power ballad in chiave rock sudista. Poi ci sono le pause meditative in  ricordo di un’adolescenza nerd, qualcosa che celebra il pop problematico dell’amato Morrissey,  qualcosa che cita il folk arcano dell’amata Shirley Collins e qualcosa che ammicca ai R.E.M.  Per non parlare delle considerazioni sui problemi portati dalla notorietà (il gruppo ha partecipato anche alla colonna sonora di Hunger Games) e di qualche assunto socio-filosofico un minimo bonesco.  Presentato così, l’insieme risulta furbo e quasi irritante, oltre al fatto che la voce non troppo duttile di Meloy fatica a farsi rispettare dove gli arrangiamenti diventano più gonfi. Passato il fastidio iniziale, ascolto dopo ascolto si comincia a percepire come l’attitudine onnivora del nostro e dei suoi Decabristi viaggi ancora una volta accompagnata da una grande duttilità di scrittura e da una sincerità d’intenti che, alla fin fine, fa buon uso del recente benessere sonico. Il risultato è  una grandeur arruffata, talentuosa e a tratti avvincente, in grado di superare di slancio la crisi di idee che sta attraversando il settore nuovo folk e dintorni. E poi c’è in Meloy la dimensione simpatica del vecchio ragazzo sempre contento di bersi una birra (con annesso spuntino, a giudicare dal fisico) insieme agli amici. Vero che è così, Colin?

7,2/10 

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The Decemberists – Make You Better

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