the divine comedy foreverland

Recensione: The Divine Comedy – Foreverland

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Eh, che personaggio Neil Hannon. Appartiene a quella tradizione di artisti che centellinano le uscite discografiche ma non stanno certo con le mani in mano. I concerti tenuti sotto l’egida Divine Comedy, sia in solitudine pianistica che con una band da sogno, talvolta con piccole orchestre, non si contano e, in questa attitudine certosina, l’uomo trova anche il tempo di sviluppare il suo progetto di “perfetta canzone pop”.

The Divine Comedy – Foreverland: il ritorno di un maestro di quel pop lontano ma sempre presente

Con The Divine Comedy – Foreverland, a tratti, ci si avvicina assai allo scopo, le dodici composizioni rendono omaggio e giustizia ai generi che del pop furon prodromi tra l’operetta e i vaudeville, tra Scott Walker crooneggiante e le arzigogolate, come questa recensione, produzioni di Van Dyke Parks.

Ammetto di aver storto il naso vedendo che l’incipit era affidato a Napoleon Complex che già fu bonus nell’edizione jap del precedente lavoro di Hannon, ma se in quella sede l’omaggio dovuto pre mortem a David Bowie era più che palese (quell’Holy holy iniziale…), qui la canzone assume incedere nuovo, cambia qualche riga di testo e si pone come sipario ideale per la prosecuzione all’ascolto.

La canzone ideale

Dipanandosi il percorso aurale tra vari generi, difficile fare una graduatoria, ognuno troverà la sua canzone ideale, sia Catherine The Great con quei fiati che arrivano a lenire le pene d’amore del narratore o la pariginità della title track, il già citato vaudeville di Funny Peculiar, la potenzialità da singolo di To the Rescue, il somaro che raglia all’inizio della maccartiana How Can You Leave Me On My Own, la pythoniana I Joined The Foreing Legion (To Forget) e via ascoltando, sino alla consapevolezza del quasi demo Other People dove il termine della canzone è blah blah blah, come se le parole fossero già troppe.

 

In extremis si aggiunga che nell’edizione deluxe trovasi In May, che mette in musica per piano e quintetto d’archi un impegnativo testo dello scrittore e commediografo tedesco Frank Alva Buecheler, una conferma dell’eclettismo dell’Hannon più impegnato.

Se l’amico Filippo, come mi ha detto, venderà le sue copie dei primi dischi dei Divine Comedy, vorrei essere il fortunato che, vergine all’ascolto, scoprirà quel che a me è già noto.

8/10

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Marcello Valeri

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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