Silver-Mt-Zion

THEE SILVER MT. ZION MEMORIAL ORCHESTRA – FUCK OFF GET FREE WE POUR OUR LIGHT ON EVERYTHING (Constellation – 2014)

Silver-Mt-Zion

di Antonio Vivaldi

Antipatichetti, non c’è che dire. I Silver Mt. Zion (e i Godspeed You! Black Emperor a cui si sovrappongono parzialmente nell’organico) hanno da sempre un’attitudine quantomeno polemica verso tutto e tutti. Di recente hanno rifiutato di ritirare un premio dell’industria discografica canadese diramando un bilioso comunicato stampa in cui se la prendevano con gli inutili scintillii della cerimonia di premiazione in un momento di crisi, con la sponsorizzazione della Toyota in un momento di battaglie ambientali in Canada e con la ricompensa in denaro ricevuta (e subito devoluta per l’acquisto di strumenti musicali ai carcerati). Tutto giusto e nobile, ma l’effetto finale era un po’ del tipo: “Ci si nota di più se andiamo a ritirare il premio con la faccia incazzata o se non ci andiamo proprio?”
Antipatichetti, ma che musica sanno fare! Fuck Off Get Free… è uno dei lavori più belli della loro discografia, al solito potente e tirato, ma più del solito ricco di una straziata umanità. Quasi rimandando ai vecchi dibattiti italiani su politico e personale, i testi cantati dalla voce dolente e tirata di Efrim Menuck sfoderano le consuete teorie-visioni sul disastroso futuro dell’umanità (“ci saranno guerre nelle città e rivolte nei mall”),al tempo stesso annodando fili di speranza affidati alle nuove generazioni: “Le campane sono rotte, ma suonano ancora. Signore fa che mio figlio viva abbastanza a lungo da veder crollare quella montagna”. Siamo dalle parti dell’antica idea di ecpirosi e palingenesi, con la prima data per scontata e la seconda ancora tutta da verificare (un po’ come la ripresa economica italiana). La musica è il classico hardcore dal respiro wagneriano, anche qui con alternanza di cupezza e lampi di luce, con partenze brutali quando necessario (Take Away These Early Grave Blues) oppure con i consueti crescendo circolari (What We Loved Was Not Enough). Insomma, c’è del metodo nella loro nevrastenia e c’è anche una bella capacità melodica, come dimostrano la ninna nanna post-catastrofe Little Ones e la struggente Rains Thru The Roof At The Grande Ballroom, un tributo agli antagonisti di ieri (la voce registrata di Fred “Sonic” Smith degli MC5 come introduzione) e di oggi (la dedica al rapper Capital Steez, morto suicida a fine 2012).
A pensarci bene, dovessero mai leggere la definizione “hardcore wagneriano” di qualche riga più su i Silver Mt. Zion potrebbero piantarci una grana intercontinentale (“noi paragonati a quel proto-nazi?”). Beh, nel caso pubblicheremo il loro comunicato stampa…

8,2/10

 

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Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – What We Loved Was Not Enough

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