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TYLER, THE CREATOR – WOLF (Sony – 2013)

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di Marina Montesano

Tyler, The Creator è emerso come leader del collettivo Odd Future (Wolf Gang Kill Them All) nel 2009: da allora, lui e il suo gruppo di giovanissimi amici (si aggirano sui vent’anni) sono stati profilici tra mixtapes, dischi collettivi, prove soliste. A trionfare sinora sono stati lo stesso Tyler e, lo scorso anno, il soulman Frank Ocean. Wolf era atteso a conferma del talento del Creator, ma anche per mostrare una eventuale evoluzione dall’horror rap ultra provocatorio (soprattutto per il pubblico americano, così facile a farsi provocare) degli esordi, dal momento che le formule invecchiano presto, soprattutto quando vogliono essere scioccanti. Diciamo subito che il disco è sì una conferma, ma allo stesso tempo non è privo di problemi. Per essere una quasi-star molto chiacchierata, Tyler non concede poi tanto al pubblico: le sue canzoni mancano generalmente di hooks e melodie vincenti. Ma, rispetto a produttori rap dichiaratamente indie, come El-P, tanto per citare un campione del genere, le basi musicali di Tyler sono assai curiose, occupando un insolito e improbabile territorio a metà strada tra Neptunes e Salem (nel senso del trio di Yes I Smoke Crack, non della band metal e neppure della città). Le sue canzoni, cioè, pescano nei suoni mainstream, ma sembrano andare a 23 giri, oltre a mancare quasi sempre di un groove funky (Rusty è qui l’unica eccezione). Si ascolti la parte centrale composta dalla suite PartyIsntOver/Campfire/Bimmer per farsene un’idea. Inoltre, Wolf è, con i suoi 71 minuti, veramente troppo lungo; ciascun ascoltatore potrà dire di quali canzoni avrebbe fatto a meno e ognuno avrà le sue, diverse da quelle degli altri, ma quando parte il diciassettesimo e penultimo brano, Tamale, chiaramente una presa in giro di M.I.A., è difficile trovarlo divertente: non perché non lo sia, ma perché ormai si è superata l’ora di ascolto e la soglia di sopportazione. La lunghezza eccessiva, d’altra parte, è una scelta ultrapenalizzante di molti rapper, ma i due migliori dischi del genere (nonché fra i migliori tout court) usciti lo scorso anno, quelli di Killer Mike/El-P e di Kendrick Lamar, hanno dimostrato che la scelta contraria paga in termini di compattezza del prodotto e di ascoltabilità.
Ma allora Wolf non è una prova riuscita? Tutt’altro! Tyler ha talento ed è un personaggio peculiare e carismatico, nonostante l’età. Inoltre, il progetto Odd Future fa molto per uscire dal cliché rap “delinquente del ghetto divenuto ricco e famoso” (e quindi avente diritto a donne in estasi, abiti firmati e gioielleria di dubbio gusto), pur tenendosi lontano dal settore protestatario à la Public Enemy: è la musica di ragazzini neri che amano skateboards e concerti hardcore, così come ormai il pubblico di ragazzini bianchi ama pogare ai concerti rap – e ai loro selvaggiamente; è insomma un prodotto nuovo, aggiornato al crossover comune di questi tempi. I suoi testi non sono soltanto provocatori, ma possono essere struggenti (Answer: telefonata immaginaria al padre che l’ha abbandonato), inquietanti (i fan fuori di testa di Colossus: ma la Stan di Eminem riusciva comunque più agghiacciante sotto la melodia pop), divertenti (quasi tutti se non si è bacchettoni); e il suo flow a metà strada tra rap e spoken word ne è il veicolo perfetto. Insomma, una maggiore focalizzazione nel costruire un LP aiuterebbe, ma come resistere al talento che sprizza dalla fantastica sequenza Cowboy, Awkward, Answer, Slater, 48? Interrotta, va detto, dall’inserimento del demenziale singolo (?!) Domo23, ottimo per tuffarsi dal palco ai concerti; ma Tyler e Odd Future per il momento così sono: giovani, casinisti e indisciplinati. Bene, no?

8,5/10

 

Per discuterne:

 

https://www.facebook.com/groups/282815295177433/

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=o4OD3IHs5jU

Tyler, The Creator – Domo23/Bimmer

 

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