Il punk in Italia

Articolo: Il punk in Italia #4

1977: esplode il Punk, ma non in Italia.

Il punk in Italia

1977: in Inghilterra il punk è ormai all’apice. Il 7 giugno i Sex Pistols festeggiano a modo loro il Giubileo della regina: è il celebre e contestato Silver Boat Jubilee. In Italia ci sono differenti problemi, ma soprattutto la scena musicale è lontana anni luce, immersa in ben altre atmosfere ed estetiche.

Italia 1977: l’anno più conflittuale

Il movimento ’77 è su scala nazionale, mentre il ’68 è stato rivolta su scala internazionale. Quarant’anni dopo (1977-2017), allora come oggi: percentuale di disoccupazione giovanile oltre il 40%. A scendere in piazza sono lavoratori-studenti, precari, disoccupati, chi lavora senza tutele e contratti, chi è lavoratore occasionale. Tanto che Alberto Asor Rosa scrive di due società: una garantita, l’altra non garantita.

 

E’ l’anno più conflittuale. Larghi settori giovanili trasformano la loro rabbia “senza una causa” in coscienza di classe. E lo fanno in diversi modi. Chi manifesta con il volto dipinto (gli indiani metropolitani) e chi con il passamontagna. In più occasioni, sparano le forze dell’ordine e alcuni settori dei manifestanti rispondono alla stessa maniera.

A Londra i punk, a Roma gli indiani metropolitani

Luciano Lama, segretario della Cgil, tiene un comizio (per riportare un po’ d’ordine) all’Università di Roma occupata. Viene interrotto dagli sfottò degli indiani metropolitani e dallo scontro fisico che gli autonomi ingaggiano contro il servizio d’ordine dei sindacati. E’ la rottura definitiva tra il Pci e il movimento. A Bologna, durante una manifestazione, la polizia spara e uccide Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. La protesta si inasprisce.

Il punk in Italia #4

Viene chiusa, mentre sta trasmettendo in diretta, Radio Alice. Per sedare la protesta che non si placa, vengono inviati i carri armati. A Roma, nel corso di una manifestazione non autorizzata per celebrare l’anniversario della legge sul divorzio, agenti in borghese sparano e uccidono Giorgiana Masi: ha 19 anni. Nel settembre, a Bologna, si tiene il convegno nazionale contro la repressione. Che ottiene l’appoggio di diversi intellettuali francesi: “l’Italia va verso una democrazia di stampo autoritario”. Si temono scontri e violenze, ma tutto si svolge pacificamente tra incontri, happening e cortei. C’è chi afferma: “Abbiamo vinto, perché abbiamo perso”. Il movimento sa di essere ad un bivio. Fatica a trovare nuove strategie e si rende conto che il conflitto d’ora in poi si gioca soprattutto sul terreno della comunicazione.

L’Italia fra tradizione cantautoriale e nuove fanzine

Da un osservatorio: “Tra indiani metropolitani e femministe vive per le strade d’Italia un’irriverente protesta: testimonia che il movimento di quegli anni non fu solo P38, terrorismo e violenza, ma una realtà più articolata e complessa. Anziché chiusure repressive, forse la volontà di capire e il dialogo avrebbero aperto imprevedibili spiragli e scenari meno drammatici”. Fra i “neo-classici” chi sa mettere meglio in musica, gli umori di quel movimento dalle diverse sfaccettature, sono due cantautori e un rodato rocker: Claudio Lolli (Ho Visto Anche Degli Zingari Felici, ’76, Disoccupate Le Strade Dai Sogni, ’77), Gianfranco Manfredi (Ma Non È Una Malattia, ’77) e Ricky Gianco (Alla Mia Mam…, ’76, Arcimboldo, ’78). Questi ultimi due portano in giro Zombie Di Tutto Il Mondo Unitevi, uno spettacolo di teatro-canzone particolarmente ricco di significati e di rimandi.

 

Scrivono Primo Moroni e Bruna Miorelli in un numero di Ombre Rosse: “Tra l’inverno ’76 e il luglio ’77 esplode un fenomeno senza precedenti: la nascita di 69 nuove testate con una tiratura complessiva di 300mila copie, di cui 288mila vendute, stampate in nove regioni diverse d’Italia, nelle metropoli ma anche in situazioni incredibili come Pero, Sesto San Giovanni, Brugherio, in provincia di Catanzaro, Ascoli Piceno, Ferrara, Rimini, Savona, Imperia. Sono Zut, A/traverso, Wow, Bi/lot (giornale della Brianza), Nel Morbido Blu (catanzarese), in una sorprendente omogeneità di linguaggio a dimostrazione di rivoli e percorsi culturali comuni”.

Continua…

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Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e da anni si occupa di controculture in diversi ambiti ed è organizzatore di eventi interdisciplinari. Nel 1994 è stato produttore artistico del disco “I Disertori. Omaggio a Ivano Fossati”. Fa parte delle giurie nazionali di alcuni festival e rassegne musicali italiane. Ha pubblicato i libri “Bloom Sviluppi Incontrollati” (Vololibero, 2012) e “Le radici del glicine. Storia di una casa occupata” (Agenzia X, 2017).

Massimo Pirotta

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Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e da anni si occupa di controculture in diversi ambiti ed è organizzatore di eventi interdisciplinari. Nel 1994 è stato produttore artistico del disco "I Disertori. Omaggio a Ivano Fossati". Fa parte delle giurie nazionali di alcuni festival e rassegne musicali italiane. Ha pubblicato i libri "Bloom Sviluppi Incontrollati" (Vololibero, 2012) e "Le radici del glicine. Storia di una casa occupata" (Agenzia X, 2017).

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