john Vignola altro

A SCUOLA DA JOHN VIGNOLA -11: LA PERDITA DEI MAESTRI E LE FIAMMELLE DELLA CENTRALE ELETTRICA

john Vignola altro 

Con la morte di Enzo Jannacci, circa un anno fa, la canzone italiana perdeva un altro dei suoi padri fondatori. A uno a uno i ‘maestri’ si stanno accomiatando tutti. A John Vignola (Radio 1, Vanity Fair) chiediamo se intravede nella scena attuale la presenza di qualche futuro nuovo maestro.     

“La musica è intrattenimento che perde colpi sul sociale. Non esistono più grandi cantori della diversità e della storia, non esistono neanche più scrittori come Luciano Bianciardi, peraltro. Si è ormai esaurita quella la vena in cui si coniugavano narrazioni e senso di appartenenza. Siamo tutti diventati monadi, anche a causa di una tecnologia che esalta una comunicazione chiusa e protetta persino per chi ha 10.000 amici nella sua pagina Facebook.

httpv://www.youtube.com/watch?v=nulKUZ1sWlA

Giorgio Gaber – La libertà

Ciò che cantavano Enzo Jannacci e Giorgio Gaber (“la libertà è partecipazione”, ad esempio)  somigliava a Woodstock,  una grande cassa di risonanza per comunità aperte, anche se fra queste comunità potevano esservi grandi differenze. Artisti come loro non possono avere lasciato eredi perché sono cambiate le terre di conquista. Quando Jannacci iniziava la sua carriera, bisognava spostarsi fisicamente per andare a sentirlo cantare al Derby e c’era una televisione che consentiva di andare oltre il tubo catodico, avvicinando gli spettatori a esperienze come quelle teatrali che fino allora pochi conoscevano.  Qualcosa nei nostri orizzonti è cambiato in peggio. Si sono spezzati i legami, la realtà non è più da descrivere o esorcizzare ma da temere, semplicemente. Se vogliamo rimanere nell’ambito della musica, il problema è riuscire a spezzare un’appartenenza chiusa. Ad esempio oggi i festival sono incontri dei vari club di Topolino rock, metal, folk e così via.

Forse un’eccezione esiste. Non è un erede dei maestri, non è un maestro e magari non lo sarà mai. Vasco Brondi/Le Luci della Centrale Elettrica non è molto amato da noi critici, però l’album che ha da poco pubblicato, Costellazioni, è secondo nella classifica di vendita davanti a Ligabue. Cosa ancora più importante, le sue canzoni intercettano le emozioni di migliaia di giovani, non di un altro club di Topolino. I maestri sono morti  e Brondi è uno dei pochi che prova ad alimentare la fiammella della musica con un significato, che descrive gente che da lui si sente rappresentata.  

httpv://www.youtube.com/watch?v=SO_QKksqXdI

Enzo Jannacci – El purtava i scarp del tennis

Se ieri Jannacci cantava con compassione la solitudine e la morte di un barbone, oggi il barbone fa paura. La tecnologia del pc, del tablet, del Blackberry non è né buona né cattiva. Innesca solitudini che perdono di vista la realtà e diventano rabbiose.”

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Le luci della centrale elettrica – le ragazze stanno bene

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