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A SCUOLA DA JOHN VIGNOLA – 14: VISITA AL PARCO ARCHEOLOGICO DELLA MUSICA

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John Vignola (Radio 1, Vanity Fair) si reca al  Primavera Sound  di Barcellona e la miriade di concerti a cui assiste lo fa meditare sullo stato attuale del rock.

“Prima volta al Primavera Sound di Barcellona e subito due constatazioni: un gran numero di persone, ma una grande serenità; biglietti cari, ma perfetta fruibilità di ogni evento, anche il più affollato. Inoltre, il servizio d’ordine, se c’è, è davvero invisibile, forse perché in giro non si vede gente molesta. Ogni giorno ci sono 70 concerti distribuiti su tre palchi principali e altri minori. C’è persino un palco segreto. Per non farsi prendere dal panico o da una versione rock della sindrome di Stendhal si può scaricare una app per cellulari che avvisa di ciò che va a iniziare e dove. Insomma tutto è sovradimensionato ma anche molto curato. Quando poi  si scopre che un simile evento è, per  fatturato, appena il terzo festival spagnolo, sale un un po’ di sconforto pensando alla molto più modesta scena italiana.

Primavera-sound 2

Per vivere al meglio una situazione simile occorre essere abbastanza informati musicalmente oppure curiosi e si viene ripagati da piacevoli sorprese. All’Auditorium, ad esempio, vedo  una cosa parecchio stralunata ma molto bella: un Julian Cope con barbone e aspetto da Sturmtruppen psych; lo immaginavo un po’ scoppiato e invece è geniale (meno convincente, nello stesso ambiente Mick Harvey che rifà Gainsbourg).

julian cope barcelona

In tutto questo tourbillon molto divertente, la sensazione complessiva è però  che il rock abbia il fiato corto. Il concerto più vitale e più colorato è quello degli Arcade Fire: un’astronave musicale, una festa durata due ore di rock mastodontico che tutto ingloba e tutto frammenta. L’effetto è però quello di un capolinea: dopo questo che altro ancora si può fare con materiali come il glam, la disco, il punk, il folk?

primavera-sound 1

Diversi altri concerti visti a Barcellona pongono il problema della fine. Ad esempio, i Pixies senza Kim Deal paiono sgretolati; quel loro equilibrio basato sull’ignoranza delle convenzioni rock è ormai perso e non pare esista in giro un sostituto valido.  Poi ci sono i Television che rifanno Marquee Moon, album ancora adesso assolutamente magnetico e al passo con i tempi. Intorno a me moltissimi ragazzi sanno a memoria ogni canzone di un lp uscito quando loro non solo non erano nati, ma neppure erano stati pensati. I concerti più frequentati sono quelli dove il nuovo non trapela e la sensazione è un po’ quella di trovarsi in un parco archeologico frequentato da tanti studenti del genere rock e questa è l’unica nota stonata di un evento felice.”

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Arcade Fire – We Exist

 

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Television – Venus

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