Articolo: A scuola da John Vignola 51 – Che dire di Sanremo 2019?

Sanremo 2019 – Un festival abbastanza interessante.

John Vignola - Sanremo 2019 Tomtomrock

Un amico, durante le interminabili dirette del 69° Festival della Canzone Italiana, mi ha detto che se uno qualsiasi dei concorrenti (e di buona parte dei super-ospiti) avesse cantato in quel modo in uno show televisivo statunitense, sarebbe stato messo al bando da qualsiasi ulteriore partecipazione sul piccolo schermo.

Voci (e intonazione) dei cantanti del Festival

Non ci piace essere così oltranzisti, ma di sicuro le interpretazioni vocali di questa edizione del festival sanremese sono state in linea con la sua storia: poca intonazione, molto pathos, febbri (Arisa) e malanimo (un veemente Ultimo che a qualcuno ha ricordato le intolleranze verbali di Matteo Salvini, non a caso suo grande fan). Forse, i meno intonati sono stati i conduttori, che hanno seguito un copione, da molti definito parrocchiale, dove per ridere bisognava pensare ad altro. Peccato, perché Bisio e Raffaele sono simpatici e bravi e per questo disarmati di fronte all’opacità dei sei autori che hanno fornito un copione a tratti imbarazzante.

Il jukebox Claudio Baglioni

Claudio Baglioni, dal canto suo, ha inneggiato all’armonia cantando e ricantando le sue canzoni. Non è un uomo, è un jukebox di se stesso che, generosamente, si mette anche al servizio di tutti i super-ospiti con risultati a volte temerari (Guccini rivisto da lui e Ligabue, ad esempio). La succitata armonia si incrina “calcisticamente” al novantesimo minuto, quando la platea del teatro Ariston sommerge di fischi la lettura della classifica definitiva. Una classifica che mette nelle retrovie buona parte del cosiddetto indie-rock (Zen Circus, Motta, Ex-Otago…) e soprattutto scalza dal podio Loredana Bertè: cinque minuti di fischi bene amministrati dal povero Bisio, soprattutto a favore di Bertè, a cui vogliamo tanto bene ma che avuto momenti decisamente migliori, anche su quel palco.

Il vincitore e lo sconfitto di Sanremo 2019

Scongiurata la vittoria de Il Volo, il secondo momento di disarmonia arriva alla proclamazione del vincitore, il “ragazzo Mahmood” con una canzone – Soldi – che merita in ogni caso il podio, se non altro perché è una delle più libere e indefinibili fra quelle che si sono sentite in questi giorni, intonata o meno che sia stata. A quel punto il secondo classificato, Ultimo, comincia il suo percorso nel livore che andrà avanti anche nella conferenza stampa con insulti ai giornalisti e, in fondo, a se stesso. E’ lui che chiama Mahmood “ragazzo”,  lui che per tutta la settimana ha polemizzato con chi gli fa domande troppo “sgarbate”, lui che inneggia al voto popolare quale unico vero voto. Alla fin fine, è lui che perde in quanto a stile e intelligenza comunicativa.

Le cose da ricordare di Sanremo 2019

Armonia o disarmonia a parte, di questo festival ricorderemo diverse cose. Sicuramente il fuori sincrono rispetto alla situazione politica in Italia (non ci sarà probabilmente un Baglioni-ter), l’inutilità dei monologhi e infine l’appiattimento, ahimè, delle canzoni, nonostante l’ottima intenzione di raccogliere quasi ogni genere possibile. Forse proprio per questo il festival è rimasto costantemente fuori fuoco dalla ricerca di una canzone cardinale. Parziali eccezioni sono rappresentati dal pezzo vincitore, dalla Rolls Royce di Achille Lauro (subita infamata e riuscita a metà, ma comunque r’n’r) e dal brano di Motta, Dov’è l’Italia,  specie quando si è fatto accompagnare da una strepitosa Nada nella serata dei duetti. La quota di impegno sociale rappresentata da Daniele Silvestri e Simone Cristicchi ha un po’ faticato (soprattutto il secondo), ma ne scriveremo meglio.

Rimane, infine,  la straordinaria, letteralmente, Disney-dance-song, Mi sento bene, che non  ha portato fortuna ad Arisa (ha dovuto cantarla con febbre alta e voce spezzata), ma che intoneremo sicuramente sotto la doccia, sperando di non scivolare.

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John Vignola

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Ammiratissima voce radiofonica di Rai Radio 1, John Vignola è anche autorevole esperto di musica. Ha collaborato per anni con riviste quali Rockerilla e Mucchio Selvaggio, oltre a occuparsi di rock e dintorni per diverse testate “generaliste”. Faticherebbe a vivere felice senza i Beatles.

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