Cloud Nothings – Life Without Sound Recensione
Wichita Recordings - 2017

Recensione: Cloud Nothings – Life Without Sound

Cloud Nothings – Life Without Sound.

Cloud Nothings – Life Without Sound Recensione

Wichita Recordings – 2017

Band originaria di Cleveland in Ohio, i Cloud Nothings, capitanati dal brillante Dylan Baldi, hanno pubblicato lo scorso 27 gennaio Life Without Sound, loro quarto album in studio.

Un ritorno atteso per i Cloud Nothings

Life Without Sound giunge a tre anni di distanza dall’acclamato Here And Nothing Else, che assieme al precedente Attack On Memory (2012), li aveva catapultati nell’empireo dell’alternative rock. A questi due lavori aveva poi fatto seguito la consacrazione dei vari festival, che avevano consentito ai Cloud Nothings di confermare l’ottima considerazione goduta sia da parte di critica che di pubblico. Eravamo quindi in trepida attesa del loro nuovo lavoro, puntualmente arrivato. Life Without Sound non ha certo deluso nessuno, certamente non i critici, ma nemmeno i fans.  Nove brani che si dipanano per 37 minuti. L’album si apre sulle note struggenti del pianoforte di Up To The Surface, una delle canzoni più belle dell’album. Un crescendo, un’esplosione di suoni: chitarra, basso e batteria si rincorrono creando un muro sonoro di grande impatto.

 

Life Without Sound, un disco coinvolgente

Ritmatissima e non meno emozionante è la successiva Things Are Right With You. Feel right/ feel right/ feel right/ Feel lighter canta Dylan Baldi nel ritornello, a cui fa da controcanto il ritmo forsennato della batteria e l’immancabile chitarra. Anche le due tracce poste in chiusura, Strange Year e Realize My Fate, sono fra le più riuscite di Life Without Sound. La prima ha un andamento quasi ipnotico: la batteria martellante scandisce il tempo creando un vortice sonoro in cui si dissolve la voce di Baldi, come inghiottita nel caos creato dagli strumenti musicali. Un andamento non molto dissimile ha anche Realize My Fate, potentissima e dal testo breve ma folgorante:

I believe in something bigger/But what I can’t articulate/I find it hard to realize my fate/ An eternal seeing clearer/Am I to fear of being blank/ I find it hard to realize my fate… ripete ossessivamente Baldi, mentre sullo sfondo chitarra e batteria creano un tessuto sonoro intricato e in crescendo.

 

I Cloud Nothings alla ricerca di un pubblico più ampio?

Modern Act e Enter Entirely, primi singoli estratti da Life Without Sound sono, in prospettiva, gli episodi meno interessanti. E questo nonostante si lascino apprezzare per i bellissimi riff di chitarra che caratterizzano entrambi e che paiono a tratti rubati a Robert Smith dei Cure.

 

Sono meno rabbiosi e forse di più facile ricezione. Adatti a un pubblico più vasto e probabilmente scelti dai Cloud Nothings proprio in quest’ottica. Mi paiono invece decisamente più significativi Darkened Rings, Sight Unseen e Internal World, che sono più vicini alla personalità della band e che  ci consentono di apprezzarne le qualità. I Cloud Nothings saranno presto anche in Europa per un tour da non perdere.

Cloud Nothings – Life Without Sound
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Mariangela Macocco è stata inviata di TomTomRock da Parigi fino al marzo 2018.

Mariangela Macocco

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