The Flaming Lips – Oczy Mlody Recensione
Bella Union - 2017

Recensione: The Flaming Lips – Oczy Mlody

The Flaming Lips – Oczy Mlody Recensione

Bella Union – 2017

Nel comunicato stampa preparato in occasione della pubblicazione del freschissimo Oczy Mlody dei Flaming Lips, Wayne Coyne ha annunciato, in tono alquanto perentorio, che il disco può essere visto come il punto di incontro fra Syd Barrett e ASAP Rocky. Un incontro proiettato in una storia ambientata nel futuro.

The Flaming Lips fra sperimentazioni e pop psichedelico

Giunge a quattro anni di distanza da The Terror, album estremamente interessante e forse passato un po’ immeritatamente in sordina. E che invece, a riascoltarlo oggi, assieme alle tracce appena pubblicate, continua ad offrire spunti di grande pregio. Nonostante certe venature malinconiche, tanto nelle sonorità, quanto nei testi, dovute anche alle vicissitudini personali di Coyne e compagni. Come di consuetudine oramai nelle loro ultime produzioni, siamo lontani dall’indie-pop psichedelico dei giorni del loro massimo successo.

Già con Embryonic, ma in maniera ancora più marcata con The Terror, le sperimentazioni si sono fatte più intense. E le melodie appaiono del tutto depurate delle sonorità più commerciali. Lasciando maggiore spazio a tessuti musicali più complessi e meno convenzionali. Ciò nonostante, Oczly Mlody sembra porsi nel medesimo solco – se non altro nella sua visione complessiva e nelle intenzioni degli autori – di Yoshimi Battles The Pink Robots. Probabilmente il loro maggior successo, album del 2002.

Oczy Mlody:  “gli occhi dei giovani”

The Flaming Lips sono fra i gruppi più interessanti e meno convenzionali nel panorama rock psichedelico a stelle e  strisce. E, come appunto in Yoshimi, Oczly Mlody ci catapulta in un universo psichedelico e coloratissimo.  Oczy Mlody, che in polacco significa “gli occhi dei giovani” è anche il brano di apertura dell’album. Brano solo strumentale, ci immerge subito nelle atmosfere sognanti e rarefatte che caratterizzano l’intero lavoro.

E che giungono al culmine di We A Family, che chiude molto bene l’album. Sebbene celi la presenza di Miley Cyrus (ma che appare, fortunatamente, del tutto ininfluente nell’economia del brano).

I testi di Wayne Coyne in Oczy Mlody

Sintetizzori, tastiere e una batteria martellante si intrecciano alla voce di Coyne, lontana come se venisse da un altro pianeta, in There Should Be Unicorns. Brano dal testo ironico e folgorante che si chiude con una sorta di breve racconto surreale e poetico letto da Reggie Watts. Ci narra la storia di un improbabile party sintetico che si vorrebbe frequentato da unicorni dagli occhi viola e verdi.

Bellissima e malinconica The Castle, fra sintetizzatori e melodie surreali, racconta di un amore andato in frantumi:

And the castle oscillates to the beating heart of her mind/ And the castle is taller than the Northern Lights/And the castle can never be rebuilt again/ No way, sentenzia Coyne.

 

Non posso non segnalarvi anche One Night While Hunting For Faeries And Witches e Wizards To Kill, Galaxy I Sink e Almost Home (Blisko Domu). Quest’ultima in particolare una piccola gemma, la cui trama musicale ha un andamento quasi parabolico, oscillante fra psichedelia e hip hop per chiudersi come una nenia orientaleggiante. L’ispirazione per il testo è venuta a Coyne prendendo spunto da una citazione falsamente attribuita a Buddha.

Sebbene sia per alcuni versi un po’ ripetitivo e senza una traccia veramente memorabile, Oczy Mlody è nel suo complesso un album riuscito. E merita senza dubbia una notazione positiva.

The Flaming Lips – Oczy Mlody
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