Un ricordo di Nicola Vannini, musicista, imprenditore musicale e uomo di cultura, scomparso il 18 novembre all’età di 65 anni.
Se in questi giorni, dal posto in cui è adesso, dovesse scrollare il feed di Facebook, sono sicuro che sarebbe un po’ imbarazzato da tutti i post che lo ricordano con affetto. Felice, ma imbarazzato. Nicola Vannini, o Nick, come lo chiamavamo tutti, se n’è andato martedì, dopo un brutto periodo in cui era impossibile anche scambiarci due parole per telefono.
Lo conobbi più di 35 anni fa, quando il negozio di dischi in cui davo una mano nei giorni più affollati cominciò ad acquistare da Contempo, all’epoca distributore italiano della 4AD; quando, dopo una vita che non ci incontravamo, ci siamo rivisti ai concerti del Progresso, ci siamo immediatamente riconosciuti, anche se il tempo ci aveva cambiato parecchio.
Le chiacchiere con lui prima e dopo i concerti del venerdì sera erano diventati una piacevolissima abitudine, così come gli incontri a Effetto Venezia durante le sue vacanze estive sulla costa o quelli ancora più divertenti ai terribili concerti di Piazza Eliopoli al Calambrone.
Mi chiamava “Gobbo livornese”, ma si capiva benissimo non gliene fregava niente del fatto che fossi juventino: si parlava al limite di ristoranti, ma quasi sempre di musica. Quella musica che è stata la sua vita fin dagli anni 80, dagli anni con i Diaframma a quelli con i Soul Hunter, fino alla fondazione con Simone e gli altri amici di Audioglobe, uno dei distributori di cultura più importanti d’Europa.
Nick ha contribuito, durante tutto l’arco della sua vita, a rendere migliore la vita degli altri; a volte con un consiglio su un disco da acquistare, a volte cantando una canzone con la sua voce profonda e inconfondibile, a volte sorridendo sorseggiando un gin tonic.
Ci mancherà tanto, ma chiunque l’abbia incontrato sarà per sempre grato di aver camminato per un pezzetto di strada insieme a lui. Un abbraccio ai figli e agli amici di Audioglobe. E sempre evviva Nicola Vannini.
