David Bowie a Genova

Il breve passaggio di David Bowie a Genova: una cronologia, una cronaca e un’ucronia.

Il 5 aprile 1976 David Bowie mette piede in Europa per la prima volta dopo un anno e mezzo di assenza e lo fa sbarcando a Genova.  A partire dalla fine del 1975 Bowie aveva sviluppato unn totale idiosincrasia per gli spazi vuoti e insulsi degli Stati Uniti, un paese che lo aveva portato a una dissoluzione fisica quasi fatale. Il ritorno al Vecchio Continente rappresenta dunque un’ancora di salvezza che, come sappiamo, si sarebbe anche trasformato nella straordinaria fioritura creativa della trilogia berlinese.

Il fugace transito genovese del Sottile Duca Bianco è stato sempre avvolto da un’aura di leggenda incrementata dalle foto che lo immortalano con il famoso abito in gabardine grigio. Si è favoleggiato di un pernottamento al lussuoso Hotel Colombia (lo stesso dei Beatles 11 anni prima), di un tour della città in limousine, di una visita al centro storico in cerca di sigari. A 50 anni di distanza abbiamo pensato di indagare su questt episodio collocandola nella biografia dell’artista di quel periodo e poi corredandola di una postilla ucronica.

1. Cronologia bowiana gennaio-maggio 1976

23 gennaio: esce l’album Station To Station. David Bowie ha nel frattempo deciso di lasciare gli Stati Uniti e Los Angeles per tornare in Europa.

2 febbraio: a Vancouver iniziano le date nordamericane dell’Isolar Tour 1976 o Thin White Duke Tour.

9 febbraio: Iggy Pop inizia a partecipare al tour.

12-24 febbraio: pausa del tour. Bowie torna nella casa di Stone Canyon Drive, Bel Air, per organizzare il trasloco in Europa che avverrà dopo l’ultima data nel Vecchio Continente. I colli vengono spediti in Svizzera.

18 marzo: Al Leicester Square Theater di Londra prima mondiale del film “L’uomo che cadde sulla Terra” di Nicholas Roeg con David Bowie protagonista.

26 marzo: ultimo concerto della sezione americana del tour al Madison Square Garden di New York.

28 marzo: partenza da New York per il viaggio di nove giorni sino a Genova a bordo della Leonardo da Vinci.

5 aprile: arrivo a Genova

7 aprile: prima data europea alla Olympiahalle di Monaco di Baviera.

8 aprile: Esce in Italia “L’uomo che cadde sulla Terra”

10 aprile: concerto alla Deutschlandhalle di Berlino.

17 aprile: concerto a Zurigo. Bowie decide di non trasferirsi in Svizzera, come originariamente ipotizzato, ma a Berlino.

21 aprile: arrivo a Mosca in treno. Visita alla città con Iggy Pop.

notte 21/22 aprile: perquisizione al confine sovietico/finlandese a bordo del treno Mosca-Helsinki. Sequestrati alcuni libri.

2 maggio: arrivo in treno alla Victoria Station di Londra con il famigerato saluto dalla Mercedes nera decappottabile.

3 maggio: Dopo il concerto alla Wembley Empire David Bowie incontra Brian Eno (di cui ha ascoltato ossessivamente Discreet Music durante il tour) e i due decidono di collaborare musicalmente.

18 maggio: ultima data del tour al Pavillion de Paris.

(Si parla di una data italiana a Roma con organizzazione di Lotta Continua, ma poi non se ne fa nulla stante la cattiva fama concertistica dell’Italia in quegli anni.)

Breve salto in avanti: il 14 gennaio 1977 uscirà Low, primo album della “trilogia berlinese”.

David Bowie a Genova 2
Il Secolo XIX, 6 aprile 1976

2. Genova, lunedì 5 aprile 1976: la cronaca

David non viaggia mai in aereo, solo su navi o treni. E poiché ha appena terminato di suonare in America, per venire in Europa ha preso la Leonardo da Vinci che appunto fa scalo finale a Genova. Da qui andremo a Verona e passando sull’autostrada del Brennero ci trasferiremo a Monaco dove avrà luogo il primo concerto.” (James Fisher)

Come detto, dopo un anno e mezzo di assenza dall’Europa David Bowie arriva a  Genova il 5 aprile 1976. Il transatlantico Leonardo Da Vinci (*) approda al Ponte Andrea Doria probabilmente in mattinata. Ad accogliere il musicista, salendo a bordo, sono la moglie Angie con il figlio Duncan Zowie, Pat Gibbons, (da poco manager di Bowie), James Fisher (RCA britannica), i funzionari RCA italiani Carlo Basile e Claudio Bonivento e il giornalista di Nuovo Sound Ferdinando Fisher (autore della foto sul molo). Bowie offre il caffè a tutti nella sua cabina:

Questo si è un vero fragrante caffè, non quella brodaglia acquosa americana” […]

Poco dopo aggiunge:

Tutte le mattine un premuroso cameriere mi svegliava portandomi la colazione a letto e mi diceva con voce amorevole ma assai autoritaria – mangia tutto, capito? – forse era preoccupato della mia salute vedendomi così magro…

Per raggiungere l’Hotel Colombia, un viaggio di circa un chilometro, vengono utilizzate due limousine e un furgone Ford Transit che trasporta una trentina di bauli, inclusa una biblioteca mobile forte di centinaia di volumi.

Bowie non pernotta al Colombia e non gira la città in limousine, come sosterranno alcuni articoli apparsi anni dopo. Indossa un vestito di gabardine grigio molto anni ’30.  Si trattiene all’Hotel Colombia dalle 15 alle 17,42 e spende oltre 100.000 lire (circa 440 euro odierni) per le camere n. 208 e 209, giusto “per fare un pisolino di un paio d’ore e per cambiarsi d’abito”. Secondo alcune fonti esce in cerca di sigari. In realtà glieli procurano Ferdinando Fisher e Claudio Bonivento.

“Entriamo nel sontuoso Hotel Columbia [sic] e sorprendiamo David nel bar alle prese con un gin & tonic. Il suo viso si illumina alla vista degli agognati sigari: ‘That’s what I want, thank you so much’” 

Bowie viene fotografato da Bruno Maccarini, eccellente professionista che all’epoca collaborava soprattutto  con il quotidiano genovese Il Lavoro (e anche da Antonio Amato). Fra le testate cittadine del periodo solo Il Secolo XIX dà spazio all’evento con l’articolo (non firmato) “David Bowie, re del rock ha paura dei rapimenti”. (**)

Dopo la sosta genovese, come detto nella cronologia, Bowie e il suo seguito partono in auto alla volta di Verona e quindi di Monaco di Baviera.

David Bowie a Genova

 

3. L’ucronia dell’Uomo che cadde a Genova

Quello di Bowie a Genova è un passaggio breve e di non grande rilievo nella biografia dell’artista . Di certo più significativa fu la visita dei Beatles nel  giugno 1965 con annesso doppio concerto (uno dei soli tre in Italia). L’unico elemento davvero saliente è dato dalle foto di  Bruno Maccarini, per le quali vale la pena, una volta tanto, usare la definizione di iconiche. Forse le più perfette visualizzazioni del Magro Duca Bianco.

Tuttavia viene spontaneo chiedersi cosa avrebbe pensato David Bowie di Genova se ci avesse trascorso più tempo, magari andando davvero a cercare i sigari e visitando  le piazze i vicoli dove era passato Edward Fox, tra l’altro una sorta di ‘cattivo Duca Bianco’, nel film “Il giorno dello Sciacallo”, girato nel 1973. La visita avrebbe influenzato la sua musica come fecero Berlino e l’Europa d’Oltrecortina? Attenzione, stiamo parlando di un uomo e artista noto per la sua ricettività.

Nel 1976 Genova era una città che mostrava ancora le ferite dei bombardamenti bellici, una città corrosa, sofferente, triste con un centro storico degradato e periferie mefitiche causa inquinamento. Ma era anche una città cinematografica, come illustrano i poliziotteschi tipo “Il cittadino si ribella” o “Genova a mano armata” (girato proprio nel 1976). Si aggiunga che dal mare, come Bowie ebbe certamente modo di osservarla a bordo della Leonardo Da Vinci , Genova conservava la sua antica imponenza  immortalata da Francesco Petrarca (“vedrai una città regale […] superba per uomini e per mura”) e, parecchi secoli dopo,  da Ivano Fossati (“Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare”).

L’uomo che trovava invivibili l’America e Los Angeles, e che di lì a poco si sarebbe trasferito nella  tragica Berlino ancora divisa dal Muro, se fosse mai ‘caduto a Genova’ sarebbe di certo rimasto intrigato da una città che racchiudeva in pochi chilometri quadrati la storia d’Europa dal Medioevo al secondo ‘900. Una città che stava vivendo una decadenza tanto (apparentemente) inesorabile quanto a suo modo fascinosa. E chissà cosa sarebbe successo se qualcuno gli avesse detto che a Genova aveva vissuto Friedrich Nietzsche, il cui pensiero molto influenzò la poetica bowiana e le cui opere erano sicuramente nella leggendaria biblioteca portatile.

La trilogia berlinese che diventa genovese: più che un’ucronia si tratta di un sogno. E tuttavia, seguendo questo sogno, abbiamo associato  le immagini iniziali del documentario di  Giorgio Bergami “Gli occhi di una città: Genova alla finestra” (1977) ai suoni di quel celebre brano che sul ‘vero’ Low si intitola Warszawa e che nella nostra edizione ucronica potrebbe chiamarsi Janua. Guardare (cliccando sull’immagine)  per credere:

David Bowie a Genova 2
David Bowie: Warszawa/ Janua

Una versione lievemente diversa di questo testo è stata proposta durante l’evento David Bowie 50/10, che ha avuto luogo alla Biblioteca Universitaria di Genova il 22 maggio 2026. 

David Bowie 50/10

(* ) La  Leonardo Da Vinci, appartenente alla Italia – Società di Navigazione di Genova, entra in servizio il 30 giugno 1960. Viene radiata nel  1980, distrutta da un incendio nello stesso anno e demolita a La Spezia nel 1982.

(**) La foto con il sigaro apparirà il 9 aprile su Il Lavoro a corredo della recensione del film “L’uomo che cadde sulla terra”.

fonti:

– David Cann, note di copertina della ristampa in doppio cd (2010) di Station To Station.

– Il Secolo XIX del 6 aprile: “David Bowie, re del rock ha paura dei rapimenti” (articolo non firmato).

– Ferdinando Fisher “Intervista a David Bowie” – Nuovo Sound, aprile 1976:

https://www.davidbowieitalia.it/porto-genova-1976/

ringraziamenti:

Antonello Mura per l’invito a occuparmi del Bowie ‘genovese’, Mattia Meirana e Alberto Nocerino per il lavoro sul video, Flavio Brighenti per le notizie su Bruno Maccarini.

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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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