Marianne Faithfull

A 78 anni ci lascia Marianne Faithfull,  molto più che un’icona dei mitici Sixties.

Una serata fra amici in un posto piacevole, si commenta lo svenimento sul palco di Patti Smith e il suo ritorno in scena su sedia a rotelle per cantare Because The Night, si dicono le classiche cose sugli eroi del rock che invecchiano e su noi che invecchiamo insieme a loro. Poi qualcuno legge ad alta voce la notizia apparsa sul cellulare: “è morta Marianne Faithfull” e la conversazione s’interrompe. Il gestore del locale sta facendo andare in sottofondo del punk d’epoca, diamo anche a lui la notizia e dopo un po’ dalle casse parte The Ballad Of Lucy Jordan, uno dei pezzi più belli cantati da Marianne. Ed è in questo modo che resterà tristemente memorabile la data del 30 gennaio 2025.

 

La carriera e, soprattutto, la vita di Marianne Faithfull: il viaggio nelle tenebre…

Adesso tutti ricorderanno le solite cose: Marianne Faithfull come l’icona perturbante della Swingin’ London, la fidanzatina di Mick Jagger (e forse di qualcun altro dei Rolling Stones), la voce gentile di As Tears Go By, la “ragazza nel tappeto” di una famosa retata poliziesca.  Fosse solo per questo, potremmo parlare di un personaggio di (bel) contorno di un periodo mitico. Ma è quando le cose si complicano, quando sulle “magnifiche sorti e progressive” del rock cala il crepuscolo che la figura di  Marianne comincia a splendere di una strana, temibile luce bluastra con brace rossa di sigaretta in alto a destra. È la copertina di Broken English (1979), disco senza mezzi termini fondamentale nella storia del rock. La strada per arrivarci è lunga e dolorosa: lo sprofondamento sempre più tragico nella tossicodipendenza, un aborto, un tentativo di sucidio, un ritorno sulle scene fallito (1976),  il ritrovarsi addirittura a vivere in strada.  La voce, massacrata da stravizi e laringiti, diventa bassa, roca, irriconoscibile; i testi delle canzoni si fanno aggressivi (Broken English, ispirata alla figura di Ulrike Meinhof) ), sfrontati (Guilt), persino pornografici (Why’d Ya Do it);  i ritmi ballabili-urticanti sembrano arrivare da una discoteca a un passo dal baratro. Tutto contribuisce a creare un desolante resoconto di vita vissuta, un lacerante urlo di dolore dai bassifondi da far impallidire i Sex Pistols e tutti i loro amici.

…e l’arte come ritorno dall’abisso

Per fortuna quel baratro a poco a poco si allontana ed emerge una nuova Marianne elegante e ancora un po’ dissipata che, ben diretta dal famoso produttore Hal Willner, canta il XX secolo in Strange Weather (1987). Completamente diverso da Broken English, è il secondo album decisivo della sua carriera, ricco di belle e struggenti cose. Fra queste c’è, come una sorta di riappropriazione, una nuova versione di As Tears Go By, trasformata in un dolente racconto del tempo passato su Marianne, la donna più che l’artista, e su un mondo che non c’è più.

Nel live del 1990 Blazing Away Faithfull si riprende (anche come coautrice) un’altra canzone cantata anni prima, ma più celebre nella versione degli Stones, Sister Morphine. Da qui in avanti la sua immagine diviene quella  dell’artista amata e rispettata dal pubblico e dai colleghi come ben riconoscibile simbolo – nella voce e nello stile – di caduta e risalita, di superamento della difficoltà attraverso l’arte, in ciò affine a figure come Nick Cave (che con lei collabora) e Peter Perrett. Quanto alla mitica bellezza, Marianne non si sforza molto di preservarla, anzi ironizza sul suo sfiorire nel film Irina Palm.

L’ultima incisione, datata 2021, è She Walks In Beauty in cui legge, accompagnata da Warren Ellis, testi dei suoi poeti preferiti e che, a ripensarci ora, suona come un accomiatarsi dalla parte migliore di una vita complicata.

Ed eccoci tornati alla notizia della morte che, almeno leggendo il comunicato della famiglia, è arrivata serenamente. Serenamente dopo così tanto travaglio. C’è da commuoversi, ma anche da sorridere.

 

 

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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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