La scomparsa di Country Joe McDonald (1942-2026).
Forse vuol dire qualcosa che Country Joe McDonald se ne sia andato mentre la guerra pervade come un gas il mondo Proprio lui che la guerra l’aveva raccontata e sfidata con le sue canzoni. Lo ha portato via il morbo di Parkinson e magari non ha capito cosa sta succedendo in questi giorni. Viene tristemente da augurarsi che sia stato così.
Chi era Country Joe
Nel momento irripetibile ed effimero di fine Sixties in cui l’espansione delle coscienze camminava fianco a fianco con la protesta politica, Country Joe – da solo o come Country Joe & The Fish – seppe essere un po’ tutto, ovvero una geniale fusione fra militanza con chitarra ispirata a Woody Guthrie, ironia puntuta e poetica alla Fugs e tratti psichedelici affini ai Grateful Dead, vicini di casa e suoni tra San Francisco e Berkeley. Qualcuno coniò per la sua Electric Music For The Mind And Body (titolo del primo disco insieme ai Fish) la definizione di “psycho-socialism”.
Quel famoso F-U-C-K a Woodstock
McDonald viene ricordato soprattutto per la performance solista nella seconda giornata di Woodstock, quando modificò il “Fish Cheer” originario da F-I-S-H in F-U-C-K facendolo intonare a tutto il pubblico per poi lanciarsi nell’ironico e amarissimo ragtime di I-Feel-Like-I’m-Fixin’-To-Die Rag:
Well, come on mothers throughout the land,
Pack your boys off to Vietnam.
Come on fathers, don’t hesitate,
Send ‘em off before it’s too late.
Be the first one on your block
To have your boy come home in a box (*)
Se ne parlò molto, anche se ebbe più riscontri la parolaccia iniziale rispetto all’immagine finale del ragazzo che torna da Vietnam in una bara. Da un lato Country Joe divenne un idolo hippie, dall’altro si trovò chiuse in faccia porte importanti, come l’Ed Sullivan Show, e si beccò pure una denuncia per oscenità.
Dopo Woodstock, o forse già durante, la controcultura cominciò ad andare in malora, ma il nostro, lungi dal tirare i remi nella barca del riflusso, mantenne vivo l’impegno antimilitarista, dando sostegno anche a chi dal Vietnam era tornato vivo ma problematico. A metà anni ’70 si aggiunse la militanza ambientalista, che generò un pezzo famoso in ambito alt- folk , Save The Whales!. Non trascurò comunque il suo lato psichedelico suonando con Jerry Garcia e con i Bevis Frond. Sempre sul pezzo dunque, incluse le inevitabili rimpatriate woodstockiane e un paio di effimere riunioni con i Fish.
Un disco di Country Joe McDonald sempre attuale, purtroppo
Se i primi due lavori accreditati a Country Joe & The Fish rappresentano il lascito principale e musicalmente più articolato, il disco che in questo momento vale un ascolto a dir poco doveroso è a nome Country Joe McDonald e s’intitola War War War: voce, chitarra e poco altro a musicare testi del poeta canadese Robert William Service (1874-1958) dedicati agli orrori della Prima Guerra Mondiale.
Everywhere thrill in the air
The maniac bells of War
There will be little of sleeping to-night;
There will be wailing and weeping to-night;
Death’s red sickle is reaping to-night:
War! War! War!
War! War! War!
War! War! War! War!
War! War! War! War!
War! War! War! War!
War! War! War! War! (**)
Ci mancherà molto uno come te, Country Joe.
(*) Voi madri in tutto il paese/ Impacchettate i vostri ragazzi per il Vietnam/ Voi padri, non esitate/ Mandateli prima che sia troppo tardi/ Siate i primi dell’isolato/ Ad avere il figlio che torna dentro una cassa
(**) Dappertutto un fremito nell’aria/ Le campane ossessive della guerra/ Si dormirà poco stanotte/ Ci saranno lamenti e pianti, stanotte/ La falce rosse della morte è al lavoro, stanotte/ Guerra! Guerra! Guerra!
