Country Music – Un secolo di musica popolare americana: un’opera enciclopedica per una musica che non è solo ‘campagnola’.
Roberto Baggiani ama l’America (nel senso soprattutto degli Stati Uniti d’America) di un amore forte e duraturo. Di solito questo tipo di amore tende a essere irrazionale e poco strutturato. Quello di Baggiani ha invece una ben articolata componente da studioso che lo ha portato a pubblicare testi come Huntsville Blues (“Viaggio nella capitale USA delle esecuzioni”) e Guida alla Route 66. Oggi amore e studio coronano la loro unione con Country Music – Un secolo di musica popolare americana, due poderosi volumi che assommano a 1572 pagine. Se non è un grande (e grosso) labour of love questo…
La struttura dell’opera
Se più sopra si è parlato di opera enciclopedica, va subito precisato che l’approccio scelto non è alfabetico ma cronologico, come spiegano i titoli dei due volumi: “dalle origini a Urban Cowboy” e “dal New Country al Nuovo Millennio”. Ogni capitolo è strutturato tramite un’introduzione in chiave storica seguita dalle schede dei musicisti di riferimento divise in sezioni tematiche e ci sono motivi d’interesse anche per chi non sia specialista del settore sia per l’allargamento del discorso a figure come Byrds, CSN&Y o Jackson Browne sia perché il lavoro di contestualizzazione storica e sociale amplia il discorso ben oltre una musica che è riduttivo definire settoriale, giacché è ormai patrimonio collettivo nazionale. Che poi sia patrimonio che appartiene non proprio a tutti gli americani è un discorso di ampio (e controverso) respiro su cui Baggiani ritorna più volte.
La musica country e il suo contesto
Particolarmente interessante è la parte relativa alle origini contenente storie davvero da film come quella delle Bristol Sessions o delle Border Radio localizzate in Messico, per non parlare della tragica biografia di Jimmie Rodgers, “the Father Of Country Music”. Ma ricca di spunti è anche la sezione relativa agli anni ’80 dove s’intrecciano Reaganomics, il film spartiacque Urban Cowboy, la crisi del “countrypolitan” e la nascita del “new country” passando per il sempre ricorrente ritorno alle origini.
Due considerazioni finali: la prima è che Country Music esce tramite una piattaforma di self publishing, come a dire che l’editoria nomale non ha avuto il coraggio di pubblicarlo; la seconda è che un lavoro altrettanto completo sull’argomento molto probabilmente non esiste al mondo. Che dice Signor Baggiani, si fa un giro a Nashville a cercare un editore?
