marcorè osiris 2

marcorè osiris  2

di Fausto Meirana e Antonio Vivaldi

Con le canzoni dei Beatles si va sul sicuro: basta creare un contenitore di qualche tipo e loro sono il miglior contenuto possibile o quasi (un po’ come l’Odissea o le tragedie di Shakespeare su cui chiunque si è arrogato il diritto di ‘elaborare’). Però i contenitori devono essere un minimo resistenti, se no ci si diverte di più al concertino di una cover band. Negli anni se ne sono visti diversi. Il più originale fu nel 1977 il documentario All This And World War II (la storia della seconda guerra mondiale ripercorsa attraverso i pezzi del gruppo di Liverpool cantati da vari artisti fra cui “Richard” Cocciante); il più disastroso il film – tratto dall’omonimo musical – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1978, con Bee Gees e Peter Frampton); il più poetico Across The Universe, film diretto nel 2007 da Julie Taymor.  Ora a raccontare i Beatles si cimentano, per la regia di Giorgio Gallione,  la Banda Osiris (il gruppo teatral-bandistico piemontese) e l’attore Neri Marcorè. Beatles Submarine  fonde due approcci che si potrebbero definire diversi ma complementari:  Marcorè con la sua aria da bravo ragazzo e la voglia di cantare in stile “amici miei, ora vi faccio i Beatles ”,  la banda con i consueti, ma ben rispolverati, sketch,  sempre a metà tra teatro e circo musicale. L’idea è quella di raccontare sinteticamente i Fab Four dagli inizi partendo da un pretesto che appare  tenue: la creazione del mondo in cui il problema principale è dato dalla presenza dei brutti scarafaggi (in inglese beetles) e dalla necessità di migliorarne aspetto e funzioni. L’altra debolezza di Beatles Submarine è  che la storia non arriva alla fine. Si viaggia veloci per tre quarti del tempo tra racconti e canzoni, aiutati dalle belle immagini in background dell’artista Daniela Dal Cin, però al momento opportuno  non viene data alcuna spiegazione a proposito dello scioglimento del  gruppo. Al suo posto  arriva invece un vero e proprio anticlimax, vale a dire la drammatizzazione,  resa dal punto di vista di Mark Chapman, dell’assassinio di John Lennon, per  poi riprendere bruscamente il filo interrotto e chiudere il sipario. Beninteso, si ride, si canticchia, qualcuno mugugna per l’accento del Prof. Carlone jr. che non si cura troppo di rispettare  l’intoccabile materiale firmato Lennon McCartney (o Harrison), ma alla fine dello spettacolo si aspetta, con aria interrogativa, l’inizio del secondo atto.

 

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