Druga GodbaGisela João

Druga Godba, Lubiana 27 – 31 maggio 2026

Ritornare per il terzo anno al Druga Godba di Lubiana significa ritrovare un ambiente accogliente, ma soprattutto imbarcarsi in un’avventura musicale spesso imprevedibile,  ricca di sorprese e di emozioni. Infatti al festival non si va tanto per vedere questo o quell’artista, ché molti ti sono sconosciuti, ma perché si è ormai sicuri che le scelte fatte dal direttore Bogdan Benigar, che ringraziamo per la magnifica ospitalità e disponibilità, e dal suo staff non ti deluderanno. Le sedi dei concerti sono divise fra le sale della Cankarjev Dom, quelle del centro sociale Metelkova e il Kino Šiška, dove sono dislocati gli eventi di maggior richiamo. Ed è proprio da questi che iniziamo.

Un’artista italiana come headliner

Headliner del festival, ed è la prima volta che accade in 42 edizioni, un’artista italiana, Carola Moccia, in arte La Niña: scelta azzeccatissima a giudicare dalla sala strapiena, dal successo tributato dal pubblico e soprattutto dalla qualità dell’esibizione. “So’ figlia d’a tempesta e nun me ponno ‘ncatenà”: questo verso da Figlia d’a Tempesta, canzone riproposta a furor dell’entusiasta pubblico nel bis, dipinge perfettamente il vulcanico pathos che la Moccia manifesta sul palco, uno spirito ribelle e orgoglioso che ha trovato nella cultura musicale napoletana il mezzo per esprimere se stessa senza mai indulgere nel folkloristico o nel pittoresco. Al carisma e alle capacità comunicative della Moccia corrisponde l’ottimo ensemble che la accompagna: Alfredo Maddaluno, abile a destreggiarsi fra elettronica, mandolino e percussioni creando un ponte fra sonorità tradizionali e sensibilità contemporanea, e le tre bravissime coriste e percussioniste. Inutile dire che l’eterogeneo pubblico, davvero di tutte le età, ha accompagnato ballando felice durante tutto lo show, apprezzando anche i momenti più intimi come Pica Pica e una versione personale e intensa del classico Maruzzella.

La Niña live @ Kino Šiška, 28 Maggio 2026 - 05
La Niña

Alla realizzazione del concerto e dell’affollato incontro della Moccia con il pubblico hanno contribuito l’Istituto Italiano di Cultura, l’Ambasciata italiana di Lubiana e il nostro Ministero della cultura.

Il set scatenato dei Nusantara Beat

Nella stessa serata del 28 si è esibita la Nusantara Beat, il cui disco è stato recensito su queste pagine, una band composta da sei olandesi di origine indonesiana che alla musica pop di quella terra si ispirano per creare un originale sound che spazia fra psichedelia, surf, pop, funky e folk, e che sul palco trova la sua dimensione ideale grazie all’esotica presenza scenica della brava cantante Megan De Klerk, a una sezione ritmica potente e trascinante, ai riff e alle melodie disegnate da chitarre e tastiere. La band è animata dallo stesso spirito di gruppi come Altin Gün o Yin Yin, e il loro è stato un set rovente e applauditissimo che conferma la vocazione del Druga Godba nell’intercettare quanto di nuovo e anche di spericolato si muove nel vasto mondo della musica di oggi.

Si danza al Kino Šiška

Che lo scontato, il rassicurante non facciano parte del programma del DG lo conferma il fantastico set dei Lagon Nwar, quartetto multiculturale composto dalla poetessa e cantante Ann O’aro dell’isola della Réunion, dal batterista e cantante Marcel Balboné del Burkina Faso e da due francesi, il bassista Valentin Ceccaldi e il sassofonista Quentin Blardeau. Da questo mix di influenze e origini musicali e culturali diverse nasce un suono eclettico, febbrile, in cui ritmi afrobeat, jazz, rock accompagnano il canto ipnotico di Balboné e soprattutto quello focoso, rabbioso, incendiario della O’aro, vera espressione dello spirito anticolonialista, rivoluzionario che anima la loro musica. Lei accompagna il canto con una danza frenetica, animata da una rabbia che la fa saltare tra la folla, combattere a pugni e calci contro un nemico immaginario: il risultato è una potente scarica adrenalinica che ha travolto il pubblico. Fantastici e sorprendenti, e il disco acquistato a fine concerto conferma la bellezza della loro musica.

Lagon Nwar live
Lagon Nwar

È stata poi la volta di Bobo & Behaja, il primo un sassofonista francese, l’altro un chitarrista malgascio, che hanno fondato questa band dedita alla riproposizione con strumenti elettrici delle musiche delle feste tradizionali del Madagascar: alla voce Malala, cantante tanto piccola quanto energica. Lo show, con il suo sound ripetitivo e ipnotico, non privo di certi languori tropicali, è stato accompagnato dal ballo dell’intera sala, sprofondata nella calda e un po’ sonnolenta atmosfera delle lunghe notti dei tropici.

Completa il cast del Kino Šiška l’esibizione della portoghese Gisela João: non un semplice concerto, ma un vero e proprio recital il cui fil rouge è rappresentato dalla condizione femminile e dalle lotte delle donne per la propria emancipazione sia socio-economica sia psicologica. Il tutto raccontato con grande presenza scenica e cantato con voce matura. Ben presenti, ovviamente, gli echi del fado: ma Gisela, come ha più volte orgogliosamente dichiarato, è originaria del Minho – la regione all’estremo nord del Portogallo, al confine con la Galizia – e in più di un momento è parso di sentire anche le suggestioni della tradizione celtica. Degno di nota anche l’accompagnamento pieno di gusto di Carles Rodenaz Martinez alla chitarra.

La scena più intima si esibisce al Cankarjev Dom

La Cankarjev Dom, enorme edificio congressuale costruito nei primi anni ’80, ospita soprattutto i concerti più intimi, acustici, sperimentali, da ascoltare seduti. Qui ha aperto il festival da perfetta padrona di casa la slovena Irena Z. Tomažin con il suo ultimo progetto It’s Another Crying Game, che dà il nome anche al gruppo che la accompagna. Il suo sound ci ha fatto immergere nel folklore – ma potremmo dire addirittura nel paesaggio – sloveno, con atmosfere virate al malinconico che hanno spesso ricordato la musica dei suoi conterranei Širom: certo anche per merito della presenza di Samo Kutin all’hurdy gurdy, sebbene con uno spazio molto minore lasciato alle percussioni e con il valore aggiunto dell’incantevole voce di Irena.

Irena Z. Tomažin
Irena Z. Tomažin

Un’autentica sorpresa è arrivata poi dai norvegesi Reolô, un quintetto che ad un classicissimo trio chitarra – basso – batteria unisce ben due violini, senza contare che il chitarrista e cantante fa spesso risuonare quello che nel programma è definito jaws harp e che si rivela poi essere uno scacciapensieri. Ne nasce un originalissimo amalgama di folk-rock con forti venature jazz ed evidenti richiami al folklore nordico che in certi momenti ci ha addirittura ricordato – al netto ovviamente di una strumentazione assai diversa – le “rivisitazioni” operate da Jan Garbarek sul materiale folklorico medievale della sua terra.

Al Druga Godba non può mancare la rappresentanza slovena

Verso la fine del festival torna la Slovenia: non solo nella nazionalità degli interpreti, ma anche nelle atmosfere evocate. Il percussionista Andrej Hrvatin, che suona anche i flauti, e il contrabbassista Žiga Golob danno vita ad un concerto raffinatissimo in perenne bilico tra rivisitazione del materiale folklorico, jazz contemporaneo e minimalismo. Tutti elementi non semplicemente giustapposti o, peggio ancora, alternati, ma fusi mirabilmente in un amalgama di grande fascino, costruito dai due interpreti con notevole perizia tecnica e altrettanta sensibilità interpretativa. Degna di nota, fra l’altro, la scelta del set di percussioni operata da Hrvatin, comprendente anche tubular bells e un hang drum, ad aggiungere al tutto un tocco quasi “orientale”. Fra i meriti del festival anche quello di farci conoscere l’eccellente e vivace scena slovena.

Dopo il duo sloveno Andrej Hrvatin & Žiga Golob, in un’ideale prosecuzione dell’immersione in atmosfere simili, si è esibita l’arpista gallese Cerys Hafana. Anche qui abbiamo ascoltato antiche ballate bretoni e gallesi, rilette da Hafana alla luce di un folk contemporaneo e minimalista con sporadici accenti jazz: nell’assoluta padronanza del proprio strumento ha mostrato un virtuosismo mai fine a se stesso, ma pieno di un “tranquillo” pathos, e in un paio di occasioni ha abbandonato l’amata arpa per imbracciare, con risultati tutt’altro che disprezzabili, una Gibson Les Paul.

A chiudere il programma della Cankarjev Dom l’affascinante trio acustico maliano Guitari Baro, due chitarristi ad accompagnare il virtuoso del balafon Fodé Lassana Diabaté. Stavolta però niente danze, ma un’atmosfera assorta, suadente, a volte malinconica, evocativa di serate passate intorno al fuoco o sulle rive di un fiume al tramonto. Musica strumentale in bilico fra tradizione griot e desert blues che ha incantato gli spettatori. Il riferimento può essere alla musica del grande maestro della kora Toumani Diabaté.

Il Druga Godba si chiude al centro sociale Metelkova

Il programma si chiude nella serata di sabato al centro sociale Metelkova. Qui il giorno prima si è esibito, in un evento parallelo al programma ufficiale, lo scatenato quintetto senegalese tutto al femminile Orkester Jigeen Ñi. La loro musica è pura energia per ballare, in una mescolanza di ritmi delle varie tradizioni etniche del loro paese unite a reggae, hip hop e soul: una grande comunicativa, voglia di divertirsi e far divertire viaggiano insieme a un messaggio di solidarietà e di lotta per la parità di genere in uno spettacolo colorato e coinvolgente.

Sami Galbi
Sami Galbi

Chiudere questa magnifica edizione è toccato al produttore svizzero-marocchino Sami Galbi, che l’anno scorso ha debuttato su Bongo Joe con l’album Ylh Bye Bye: ad accompagnarlo alla voce e alle tastiere la giovanissima Inès Mouzoune e il percussionista Canon Hünziger. Anche qui il meglio viene dato da mescolanze di storie e culture: il suo è un set vibrante, carico di tensione fra elettronica, rap, raï e sonorità mediorientali, e viene fuori anche il suo essere un attivista anticapitalista e antirazzista. Non mancano momenti più melodici fra pop e folk in una setlist varia e piacevolissima, al cui successo contribuiscono i due bravi accompagnatori che con i loro accattivanti sorrisi riescono a mitigare la tensione. In chiusura, quella che è una vera e propria festa orchestrata dal produttore tunisino Ammar 808, che fra l’altro ha anche prodotto il disco di Galbi: con le sue macchine ha infervorato il pubblico con bassi profondi e martellanti e con le sonorità maghrebine di cui è esperto conoscitore. Impossibile stare fermi di fronte a un suono così forte e pulsante: si balla pensando già a tornare il prossimo anno.

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Coetanei diversamente giovani, amano spesso andare per concerti insieme, convinti che la musica sia anche e soprattutto condivisione. Pur avendo gusti un po' diversi sono entrambi molto curiosi e amano scambiarsi pareri e suggerimenti, talvolta sfottendosi anche un po' reciprocamente.

Di Ignazio Gulotta e Renzo Nelli

Coetanei diversamente giovani, amano spesso andare per concerti insieme, convinti che la musica sia anche e soprattutto condivisione. Pur avendo gusti un po' diversi sono entrambi molto curiosi e amano scambiarsi pareri e suggerimenti, talvolta sfottendosi anche un po' reciprocamente.

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