Chantal Acda

Chantal Acda – Casa del Popolo “Il Progresso”, Firenze, 29 aprile 2022

A degna conclusione di un periodo ricco di eventi musicali che ha visto succedersi sullo stesso palco il frontman dei The Apartments Peter Milton Walsh, Christopher Paul Stelling e Hugo Race con i suoi Fatalists, Il Progresso ha ospitato la songwriter belga – ma olandese di origine – Chantal Acda accompagnata dal marito batterista Eric Thielemans. Ancorché tuttora pressoché sconosciuta al pubblico italiano – a dispetto delle sue prestigiose collaborazioni (Bill Frisell, Chris Eckman e Shazad Ismaily tra gli altri) – è stata accolta da un pubblico piuttosto numeroso, a dimostrazione del fatto che la programmazione di qualità dell’Associazione La Chute è riuscita a fidelizzare un pubblico attento e aperto anche alle proposte meno scontate e altisonanti.

La proposta live di Chantal Acda

In quasi un’ora e mezza di concerto la musicista ha proposto, bis compresi, una quindicina di brani tratti solo in parte dal suo ultimo disco Saturday Moon (il brano eponimo, Disappear, Back Against The Wall, Time Frames e Wolfmother). Il resto si è snodato attraverso una breve retrospettiva dei suoi dischi precedenti e ha dato spazio anche all’ultimo capitolo (il terzo) della sua collaborazione con Chris Eckman nel progetto Distance, Light And Sky (The Lifer e Walking Downhill). Chantal è songwriter sensibile e delicata, che spesso può richiamare, sia nelle tematiche dei testi sia nelle melodie, Joni Mitchell. E il paragone con la canadese regge abbastanza anche in relazione al timbro vocale, anche se quello della belga è forse ancora più “dolce” e privo di quelle inflessioni leggermente “metalliche” che a volte caratterizzano la più nota collega. Questa “dolcezza” si riflette anche nel modo di suonare la chitarra: un fingerpicking assai preciso e privo di virtuosismi fini a se stessi, ma con un effetto quasi ipnotico che si sposa benissimo con la voce e con i contenuti dei testi. E non è un caso che si sia “incontrata” così bene con Frisell, un altro che il suo virtuosismo tende quasi a nasconderlo mettendolo sempre al servizio della sensibilità nell’interpretazione.

Ci sono anche le percussioni di Eric Thielemans

Assoluto co-protagonista della serata è stato il suo compagno di palco e di vita, il batterista Eric Thielemans. Il suo “batterismo” di estrazione jazz – fondato principalmente sul rullante e, soprattutto, sui piatti – ha contrappuntato con puntuale discrezione l’intero concerto, prendendosi qualche volta la meritata ribalta con brevi assoli di grande buon gusto e mai “gigioneschi”. Discrezione confermata anche dal fatto che in più di un’occasione ha lasciato la compagna a cesellare con solo voce e chitarra un paio di brani particolarmente “intimi”, come la struggente Son dedicata al figlio adolescente. Assolutamente degno di nota e particolarmente suggestivo il suo accompagnamento in Still We Guess – l’ultimo brano in scaletta, anche se poi vi sono stati a grande richiesta due bis – eseguito sul solo rullante suonato a mani nude.

I due hanno anche saputo interagire molto bene con il pubblico, a sua volta molto ben disposto, ognuno con le proprie caratteristiche: sempre tenera e dolce lei, più ironico e apparentemente distaccato lui. Quella di Firenze è stata la penultima data di un minitour italiano di una decina di giorni, che speriamo si possa ripetere a non troppa distanza di tempo.

Le foto sono @ di Michele Faliani.

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

Di Renzo Nelli

“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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