Giurato

Flavio Giurato in concerto all’Auditorium Novecento, Napoli 14 marzo 2026

Dopo molto tempo, salvo occasionali concerti, Flavio Giurato torna in circolo con tour piuttosto esteso. L’occasione viene dall’uscita di un nuovo disco, Il Console Generale, anch’esso frutto raro e prezioso. L’artista romano ha infatti prodotto meno di dieci dischi in più di quarant’anni di carriera. L’Auditorium Novecento è un’interessante realtà situata nel centro storico di Napoli, vicino ai luoghi della movida partenopea; da qui la perniciosa abitudine di un concerto a tarda ora che ha scompaginato i piani degli spettatori più stagionati…

La bellezza di un concerto imperfetto

Il concerto ha avuto momenti intensissimi, inconvenienti tecnici e ferite superficiali, ma di certo non sono mancate sorprese. Il tono declamante, la voce profonda e un dialogo costante con il pubblico hanno definito i tratti di una performance rara, imperfetta e a tratti corrosiva. Sull’ossatura del nuovo disco, con una full band dal rodaggio incompleto, si è snodata una scaletta presto variata dall’infortunio a lieto fine di Mattia Candeloro, chitarrista e uomo di fiducia sul palco. Interessanti i due brani in inglese, forse retaggio del fantomatico disco in lingua che Giurato annunciò in passato. Quindi alcuni di quelli che potremmo chiamare “classici”: La Scomparsa di Majorana, Marco e Monica, una scatenata Centocelle, Marcia Nuziale e ovviamente Il Tuffatore, semplicemente declamata in chiusura.

Tra i brani nuovi sono emersi soprattutto Tahiti Tamurè e la lunga Caravan, che toccano temi pesanti (campi di concentramento e lunghi viaggi nel deserto) con una narrazione ironica, misteriosa e un po’ reticente. Tra il pubblico, cori e apprezzamenti, ma grande attenzione per un momento da brivido come Ponte Salario, dedicato alla memoria dell’ultimo martire della resistenza romana, il dodicenne Ugo Forno.

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo.

Di Fausto Meirana

Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo.

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