L’Empoli Jazz Festival ospita la Grande Orchestra Avion Travel (21.07.2025).
Ma non si chiamava “Piccola Orchestra Avion Travel”? Sì, fino a quando non ha pensato di condividere il proprio attuale cammino con la Medit Orchestra, una formazione di stampo “classico” composta da oltre una ventina di elementi – in gran parte archi, ma con la significativa presenza di alcuni ottoni – quasi tutti giovani e giovanissimi diretti con mano sicura dal maestro Angelo Valori. Così i fortunati presenti in Piazza Farinata degli Uberti si sono trovati davanti una moltitudine di musicisti che ha occupato, peraltro anche in discrete ristrettezze, l’intero sagrato della Collegiata di Empoli.
Rock e orchestra
Il desiderio di misurarsi e di “mescolarsi” con gruppi orchestrali di formazione classica riarrangiando e riproponendo in una inedita veste il proprio repertorio non è certo una novità nell’ambito delle rock band anche più “dure”: valgano per tutti gli esempi dei Deep Purple e perfino dei Metallica con la San Francisco Symphony Orchestra. Non meraviglia quindi che un simile progetto sia stato fatto proprio da quello che è fino dalla sua fondazione uno dei gruppi più “raffinati” del panorama musicale italiano, da decenni in mirabile e fruttuoso equilibrio tra cantautorato, pop di gran classe con ascendenze nella tradizione musicale napoletana e in quella sudamericana e consistenti influenze jazz.
Un greatest hits degli Avion Travel
In quasi due ore il concerto ha proposto, come era pressoché dovuto e inevitabile, una sorta di greatest hits della band di Servillo e soci: da Cirano a Abbassando, da Cuore Grammatico a Sentimento ecc. Con l’eccezione di alcuni brani in cui la Medit Orchestra si è, per così dire, riposata lasciando la scena a quella che per un po’ è tornata Piccola Orchestra, il concerto si è snodato mostrando una eccellente simbiosi tra i due elementi costitutivi, tenuti saldamente insieme dalla voce e dalla presenza scenica di quell’autentico istrione che è Peppe Servillo.
Sul piano strettamente musicale non era facile sostituire un chitarrista come Fausto Mesolella, ricordato con commozione nel corso del concerto; e infatti la scelta sembra essere, almeno per il momento, quella di non sostituirlo e di fare a meno della chitarra, tranne in un brano per chitarra e voce in cui il compito è stato assolto da Ferruccio Spinetti. E forse anche da questo dover rinunciare alla chitarra è nata l’idea di “incorporare” una ventina di archi tra violini, viole e violoncelli. Archi che tuttavia non hanno affatto tolto quell’impronta tipicamente jazz sempre presente nella musica degli Avion Travel e che anche in questo concerto ha marcatamente caratterizzato il tono generale, soprattutto per merito di Peppe D’Argenzio che si è alternato con identica bravura al sax soprano e al baritono, dando vita anche ad un memorabile duetto col flicorno di Mike Applebaum.
Fuochi d’artificio finali con la cover di Storia d’Amore di Celentano – ormai un classico del loro repertorio – e con i programmati bis Intermezzo e Sentimento, con Servillo sceso dal sagrato, come molte altre volte nel corso della serata, a richiedere e dirigere il coro dei numerosi presenti.
Foto di Michele Faliani















