Lido di Camaiore, 27 giugno 2026: La Prima Estate, Parco BussolaDomani, ospita i Gorillaz guidati da Damon Albarn.
Ci sono concerti che intrattengono. E poi ci sono concerti che sorprendono, travolgono e lasciano il segno. Quello dei Gorillaz appartiene con decisione alla seconda categoria: uno spettacolo visionario, potente e incredibilmente coinvolgente, capace di trasformare il palco in un universo in continua evoluzione. Già visti dal vivo ai tempi di Humanz e di The Now Now, con The Mountain il collettivo di Damon Albarn cambia ancora una volta pelle: vale sempre la pena esserci.
Prima dell’esibizione dei Gorillaz, La Prima Estate mette in scena Bhadmari (che non facciamo in tempo ad ascoltare), il soul di Don West (mentre entriamo nel parco BussolaDomani), i Nation Of Language, autori di un electro-pop molto 80s e piuttosto pedissequo, infine i Wolf Alice, che a quanto possiamo constatare piacciono, ma che ci paiono autori di uno yacht rock (come nell’ultimo The Clearing) abbastanza insipido.
Un collettivo di veri musicisti
Fin dai primi brani si intuisce perché la band continui a essere una delle realtà più innovative della musica contemporanea. Siamo di fronte a un collettivo di veri musicisti, che creano e si divertono a lasciare spazio agli slanci di culture musicali eterogenee. L’equilibrio tra pop, elettronica, hip hop, funk e — soprattutto — contaminazione fa dello spettacolo un happening unico nel suo genere. Ogni brano acquista nuova energia dal vivo, regalando al pubblico una versione ancora più intensa rispetto alle registrazioni in studio.
Il gran caldo, all’inizio, ha un po’ destabilizzato il nostro Damon Albarn — «Ciao Lucca», ha salutato, mentre eravamo invece al Parco BussolaDomani di Lido di Camaiore —, uno di quei siparietti dal palco a cui ormai ci ha abituati (a Parigi fu uno starnuto); ma la ricchezza di ciò che doveva essere espresso non ne ha minimamente risentito.
L’impatto visivo
L’impatto visivo è semplicemente straordinario. Proiezioni, animazioni e giochi di luce dialogano costantemente con la musica, senza nulla togliere all’attenzione dovuta e all’aspetto umano, alla fisicità e alla corporeità del collettivo sul palco. Una cifra ormai riconoscibile, qui rimessa al servizio di un immaginario nuovo.
Si parte da The Mountain: la via per l’India
In scaletta quasi tutti i brani desiderati. L’apertura affidata a The Mountain — tabla, sitar e flauto — è un’ouverture perfetta: introduce quella tematica indiana che attraversa tutto l’ultimo album, nato dal viaggio in India di Albarn e Jamie Hewlett e dalla loro riflessione sul lutto e sull’aldilà, e che trova modo di esprimersi anche arricchendo gli arrangiamenti di molti brani dei periodi precedenti. Da lì lo spettacolo si dipana tra il sarcasmo di The Happy Dictator, l’irresistibile 19-2000, le atmosfere più sospese di El Mañana e On Melancholy Hill, fino ai classici che hanno fatto la storia della band.
Dagli album “di mezzo” fra l’ultimo e i primi tre si scelgono Andromeda e Charger (vedi dopo) da Humanz e Tranz da The Now Now. Diciamo pure che non sfigurano.
Gli ospiti
E poi, come sempre nei concerti dei Gorillaz, arrivano gli ospiti. la giovane e talentuosa Kara Jackson impreziosisce Orange County, Pauline Black dei The Selecter sale sul palco per Charger in un duello serratissimo con Damon Albarn. Yasiin Bey (ex Mos Def) firma la doppietta Stylo e Damascus, mentre Bootie Brown — presenza ormai ricorrente nei live della band — dà voce a Dirty Harry; ma può capitare che una corista guadagni la scena principale per duettare con gli strumentisti e con Albarn. Anche qui si conferma una delle qualità di Damon Albarn: tanto sa incendiare il pubblico in prima persona, quanto sa farsi da parte e lasciare spazio agli altri.
I Gorillaz chiudono la serata a La Prima Estate
Il finale, con Feel Good Inc. e Clint Eastwood, trasforma il parco in un’unica, enorme cassa di risonanza. Un concerto, insomma, di quelli che non si limitano a riempire una serata d’estate, ma lasciano il segno, indicando Damon Albarn come une delle grandi menti della musica contemporanea.





































