A Finale Ligure il concerto (va da sé) finale dei La Crus.
Sui social Mauro Ermanno Giovanardi scrive che i concerti di Mesagne e Finale Ligure saranno gli ultimi dei La Crus. Gli immediati pensieri sono: 1) Strani posti per un commiato. 2) Ma Finale l’avranna scelta per via dl nome? 3) (più preoccupato) Cosa intendono per ultimi”?
Quando i La Crus incisero il loro, omonimo, lavoro d’esordio fu una folgorazione: finalmente un disco italiano in grado di stare accanto a quelli di Nick Cave, dei Portishead, di PJ Harvey, dei Massive Attack. Un disco moderno nei suoni eppure con un grande lavoro di scrittura e un recupero obliquo (Piero Ciampi, Luigi Tenco) dell’allora vituperata canzone d’autore, La folgorazione dovrebbe essere cosa fugace e invece quel disco è rimasto nel cuore di molti per molto tempo, anche perché è un disco a cui si ritorna sovente.
La prima parte del concerto ripropone per intero l’album d’esordio
Si può ben capire quale sia stata l’emozione scoprendo che il disco sarebbe stato eseguito per intero come celebrazione del trentennale dell’uscita. Un viaggio in un tempo diverso che accomuna i cinque sul palco e i fan appena sotto. E non importa che la piazza sia occupata in gran parte dai vacanzieri con gelato, dai passeggianti serali, degli adipeux en souer (lo diceva Jacques Brel quando non sembrava scorretto) che ascoltano per qualche minuto e poi se ne vanno.
Con i fondatori Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti ci sono Marco Carusino, Leziero Resigno e Gianni Sansone (ingrato il suo compito di sostituire Paolo Milanesi che ci ha lasciato l’anno scorso). Una menzione speciale va a Chiara Castello che molto colpisce per l’evocatività vocale e l’efficacia alle tastiere, così come per lo stile deciso nel respingere il Giovanardi in versione seduttore di scena. Risultano magnifiche nella loro immutata intensità Nera Signora, Angela, Il vino, La Giostra, mentre viene spontaneo chiedersi che effetto faccia agli ascoltatori casuali l’industrial con megafono di Dov’è finito Dio?. Ed è strano ascoltare Vedrai, Ricomincio da qui, i due pezzi che chiudevano quasi sottotraccia l’album e che dal vivo si sono ascoltati poco.

Poi arrivano i classici
Se è vero che il cuore emotivo del concerto è proprio nella riproposizione di quel disco tanto prezioso, resta comunque un gran piacere ripercorrere la successiva carriera dei La Crus dal passato remoto di Dentro me e Come ogni volta sino al presente di Mangia Dormi Lavora Ripeti e Proteggimi da cio’ che voglio. Un viaggio struggente in cui è inevitabile che le immagini del proprio privato scorrano insieme a quelle delle canzoni. Ed è proprio questo il lascito decisivo dei La Crus, l’essere sonici compagni di vita per chi è riuscito a entrare in sintonia con la loro musica.
“La televisiun la g’ha na forsa de leun” è l’astuta citazione con cui Giovanardi introduce Io confesso, il pezzo che nel 2011 portò i La Crus al Festival di Sanremo. Allora sembrava una concessione al melodismo pop, ora è in serena sintonia con il resto del concerto, solo un po’ più sentimentale, ma non è una colpa.
Il finale del concerto e la ‘fine’ dei La Crus
Tutto molto, molto bello, dunque, anche se resta quest’ombra dell’”ultimo concerto”. Chiediamo qualche conferma e in effetti è così: non si sa per quanto i La Crus sospenderanno l’attività. D’altra parte era già successo e poi sono tornati. Speriamo sia così anche stavolta, che sia “come ogni volta”.
Le foto sono di Fausto Meirana.
