Il concerto di Michael Rother a Genova, 29 novembre 2025.
C’è questo giovane seduto su una panchina, ha i capelli lunghi fino alle spalle, un paio di folte basette pelose, da far invidia a Neil Young, indossa jeans a zampa di elefante ed un poncho alla Clint Eastwood, porta a tracolla una sacca colorata di tela indiana. Se non fosse per le bianche cuffie bluetooth che gli coprono le orecchie, sembrerebbe un freak dei primi anni Settanta, pare uscito da una delle prime rare foto dei Faust nella loro comune di Wümme.
Vedendo questo ragazzo, capisco di essere arrivato nei pressi del luogo in cui si terrà il concerto di uno dei miei krautrocker preferiti; sono infatti nella piazza in cui si trova il Teatro Verdi di Sestri Ponente, Genova. Qui si esibirà Michael Rother, per l’ultima delle tre date del suo tour italiano, che lo ha già portato a Roma ed a Brescia. Ci risulta che già da qualche anno Rother sia di casa nel nostro paese, sembra infatti che si sia trasferito a Pisa per vivere con Vittoria Maccabruni, un’autrice di musica elettronica con cui ha stretto un sodalizio anche artistico. I due hanno condiviso l’interessante album As Long as The Light, pubblicato nel 2022, anno in cui Vittoria si è unita alla band che accompagna Rother dal vivo. Con loro ci sono il chitarrista ritmico Franz Bargmann, proveniente dal trio berlinese Camera, ed il veterano batterista Hans Lampe, già con Rother ai tempi di Neu! 75, e poi coi La Düsseldorf di Klaus e Thomas Dinger.
Con questa formazione, il settantacinquenne chitarrista/polistrumentista tedesco ha deciso di portare sul palco una selezione di brani dal repertorio delle band in cui ha militato negli anni ’70, NEU! ed Harmonia, oltre che dai suoi album solisti.
Michael Rother e l’essenzialità teutonica al servizio del groove
Tre anni fa l’etichetta tedesca Grönland ha celebrato, con il corposo cofanetto 50!, il mezzo secolo dall’uscita dell’epocale esordio dei NEU!, il duo formato da Rother e dal batterista Klaus Dinger, scomparso nel 2008. Tutti questi anni non hanno intaccato la freschezza della musica, vorrei poter dire di essere invecchiato altrettanto bene. In un periodo in cui le frange più avanguardiste del rock si orientavano verso una complessità persino eccessiva, Rother e Dinger, con la complicità del geniale produttore Conny Plank, hanno mirato all’essenzialità, elaborando una struttura sonora che potremmo definire archetipica, per la sua originalità ed atemporalità. Nei brani dei NEU! ogni elemento si incastra perfettamente in un algido groove teutonico, che trancia ogni legame con la matrice blues che dovrebbe essere comune a tutta la musica rock. Cinquanta anni dopo, la tecnologia rende riproducibili questi suoni anche in concerto e li abbiglia di una nuova veste digitale.
Il fricchettone incrociato davanti all’ingresso del teatro è uno dei pochi giovani presenti, come prevedibile. Il pubblico purtroppo non è numeroso e viene accorpato nella platea, chi aveva prenotato il posto in galleria è invitato a spostarsi. I musicisti salgono sul palco alle 21.40, Rother e Vittoria si piazzano dietro ad una lunga console ricoperta da un drappo nero, su cui sono poggiati dei laptop e svariati altri aggeggi elettronici.

Il concerto ripropone il glorioso suono di NEU! e Harmonia
Si parte subito con i NEU!, Neuschnee è un pezzo dal loro secondo album, sullo schermo luci sgranate si alternano ad immagini di Rother e Dinger da giovani. Con l’energia e l’entusiasmo di un adolescente, Hans Lampe ingrana col motorik beat, il caratteristico ritmo in 4/4, il cuore umano pulsante dell’ingranaggio, che ci cullerà per la prossima ora e venti minuti. Pur essendo seduto, non riesco a fare a meno di scuotere la testa e battere i piedi a tempo, anche perché sembra essere l’unico modo per scaldarsi in questo freddissimo teatro.
Si capisce subito che le nuove versioni avranno un suono più vivace e brillante rispetto ai vecchi album. Bargmann insiste spesso su un solo accordo o riff per la durata di un intero brano, la struttura armonica è ridotta all’osso e fa da tappeto ad un ipnotico flusso di suoni elettronici, psichedelici o industriali. Il concerto è un lungo trip in cui pare di ascoltare infinite varianti di un solo tema. Davvero un brano rumoroso e claustrofobico come Negativland è stato concepito in epoca pre-punk? C’è un’unica canzone, intonata con voce calda e suadente da Vittoria Maccabruni, mentre i pezzi degli Harmonia si distinguono per una maggiore propensione verso una melodia semplice e gioiosa. Durante Hallogallo sono stato sul punto di sperimentare un viaggio astrale, la mia coscienza voleva librarsi e volteggiare sopra la platea.
Rother è assai poco loquace (non introduce né i musicisti né i brani), ma sorride e sembra decisamente rilassato e a suo agio. Non siamo in molti, ma gli tributiamo l’omaggio dovuto ad un autentico genio visionario. La scaletta si chiude sull’entusiasmante crescendo di E-Musik.
Io e il fricchettone ci ritroviamo infreddoliti alla stazione, per aspettare l’ultimo treno.
Il motorik beat continua a ronzarmi in testa anche nei giorni successivi al concerto, chiedo che venga suonato anche al mio funerale, perché voglio essere accompagnato nel modo migliore per il mio ultimo viaggio.
