I Not Moving in concerto alla Casa del Popolo Il Progresso, Firenze, 23 gennaio 2026.
I Not Moving hanno affermato abbastanza chiaramente che il loro recente That’ All Folks sarà il loro ultimo disco. E non è neppure chiaro se ciò rappresenti anche l’annuncio di un prossimo scioglimento della band, anche se alcune frasi colte in qualche chiacchiera off stage potrebbero farlo pensare. Una ulteriore conferma sembra venire dal fatto che il concerto non si presenta tanto quanto la classica occasione di lancio dell’ultimo disco quanto piuttosto come una sorta di summa della loro produzione nel corso della loro pluridecennale esistenza. Dei quindici brani in scaletta – più i tre encore – solo quattro (l’iniziale Soul Of A Man e Wyoming Girl, Saphran Road e But It’s Not, posizionati quasi alla fine, prima della loro splendida cover di Venus In Furs) sono tratti da That’s All Folks. Altri quattro (in ordine di esecuzione Down She Goes, Love Beat, Primitive e Deep Eyes) risalgono al precedente Love Beat. Gli altri sette, più i tre encore, appartengono tutti alla precedente produzione della band e tra di essi non poteva mancare quel Baron Samedi che fin dai primi tempi è un po’ il loro biglietto da visita.
La formazione sul palco
La band si è presentata sul palco con un cambiamento nella formazione anche rispetto al disco: ad affiancare Dome La Muerte come secondo chitarrista non c’era Iride Volpi ma Marco Murtas. L’aspetto musicale non ne ha affatto risentito e probabilmente il pubblico femminile ha anche apprezzato il cambiamento; quello maschile, non me ne voglia il buon Marco, forse un po’ meno. Scherzi a parte, sul palco la band si è confermata la consueta macchina da guerra, proponendo il suo rock ‘n roll con forti venature punk e garage scandito dalle “metronomiche” bacchette di Antonio “Tony Face” Bacciocchi e narrato dalla inconfondibile voce di Rita Lilith Oberti, solita tigre del palcoscenico sempre pronta a interloquire col pubblico e a sollecitarne i “movimenti” e anche qualche intervento canoro, in particolare nel refrain di Wyoming Girl.
I Not Moving danno il meglio nella dimensione live
Se i Not Moving sono stati capaci di scrivere anche dei bellissimi pezzi “lenti” nei quali forse la voce di Rita tocca le sue vette più alte- si ascolti sull’ultimo disco la bellissima Ray Of Sun, con una intro che riecheggia perfino la musica indiana – l’accento generale del concerto è stato posto sulla parte più “adrenalinica” del loro repertorio, forse anche nell’intento di ricercare sempre più il coinvolgimento del numeroso pubblico, con la sola cover di Venus In Furs a rappresentare almeno parzialmente una eccezione. D’altra parte anche questo brano rappresenta da anni un loro brano-totem e nelle abbastanza numerose volte in cui il sottoscritto li ha visti e ascoltati dal vivo non è mai stato assente dalla scaletta. Non sappiamo se i Not Moving terranno fede ai loro propositi di scioglimento, o quantomeno di quiescenza. Osiamo però sperare che non abbandonino completamente anche le esibizioni live, nelle quali restano uno dei più coinvolgenti e trascinanti gruppi del panorama musicale italiano.
































