Paolo Angeli in concerto al Teatro Goldoni, Livorno, 24 gennaio 2026.
Avevamo sentito per la prima volta – e fu una scoperta fantastica – Paolo Angeli nell’estate di tre anni fa sulla spiaggia del Gombo nella pineta di San Rossore, negli immediati dintorni di Pisa. Lo abbiamo ritrovato a Livorno, quasi a testimonianza del profondo legame del musicista sardo con il mare, nel ridotto del Teatro Goldoni, la cosiddetta Goldonetta. Se il primo concerto aveva goduto anche di una location mozzafiato – palco montato sulla battigia e tramonto alle spalle – questo è stato, se possibile, musicalmente ancora più bello.
Paolo Angeli presenta dal vivo il suo ultimo disco, Lema
Angeli ha presentato il suo ultimo disco Lema eseguendo gli otto brani che lo compongono nella stessa successione in cui compaiono nel medesimo, senza interruzioni e trasformandoli così quasi in un’unica suite, con un sola eccezione: prima di eseguire Nakba, ispirata dalla poesia If I Must Die del palestinese Refaat Alareer – morto nel 2023 in seguito ai bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza – si è interrotto per fornirne la traduzione e farne un breve commento.
La strumentazione
Dopo aver eseguito in sequenza tutti i brani del disco Angeli ha dedicato qualche minuto alla descrizione del suo particolarissimo strumento: una chitarra sarda con una cassa armonica notevolmente più grande del consueto, alla quale nel corso del tempo ha aggiunto tutta una serie di marchingegni (ulteriori corde da strumenti ad arco, martelletti, pedali e chi più ne ha più ne metta) che, uniti alla sua mostruosa abilità e ad un minimo di elettronica, gli permettono di estrarne le sonorità più varie. Con un orecchio appena un po’ avvertito si possono ascoltare un violino, un violoncello, un piano, perfino una kalimba e un oud.
Le influenze
Questo fascinoso caleidoscopio di suoni trova riscontro nella stupefacente molteplicità delle fonti di ispirazione del musicista sardo. In primo luogo, ovviamente, il patrimonio folklorico della sua terra, particolarmente evidente nei brani cantati; ma se si sintonizzano bene le orecchie non è difficile sentire echi che ci conducono su ogni sponda del Mediterraneo: flamenco, fado, musica araba e così via. Come se non bastasse, altre suggestioni vengono dal blues, dall’avanguardia alla Terry Riley, dal minimalismo, dal jazz contaminato. A tratti sembra quasi di sentire il Pat Metheny di Beyond The Missouri Sky, e non è un caso che proprio il famoso chitarrista americano abbia voluto farsi costruire uno strumento simile, vera e propria – come la definisce lo stesso Angeli – “orchestra racchiusa in una custodia di chitarra”. Se per caso state pensando ad un informe guazzabuglio di influenze inconciliabili resettate subito la mente.
Considerazioni in chiusura
Paolo Angeli fonde tutte queste suggestioni in un linguaggio tanto inconfondibile quanto personale, elaborato grazie alla sua sensibilità, vorremmo dire a quella empatica bontà d’animo che dimostra in ogni sua parola e a quella sorta di “anima punk” che gli permette di chiudere il concerto con Corsicana, un antico brano proveniente da quell’isola “sorella” della sua Sardegna, che potrebbe benissimo essere cantato da un Tom Waits ubriaco su una spiaggia della Maddalena. Purtroppo non capita spessissimo di poter ascoltare Paolo Angeli in Italia, ma se doveste scoprire che si esibisce non troppo lontano da voi non ve lo perdete: le vostre orecchie e la vostra anima ve ne saranno grate.


















