Sophia al Teatro Bloser

Genova 27/11/2019: il concerto dei Sophia al Teatro Bloser.

Sophia al Teatro Bloser

Una serata musicale importante, finalmente, anche dalle nostre parti, questa volta al Teatro Bloser con  il concerto di Sophia (ovvero Robin Proper-Sheppard) in versione acustica o quasi. Il cantautore imbraccia da subito  l’acustica e spiega così, più o meno, le intenzioni della serata: “I’m gonna rock’n’roll, but in a sad way…”. Con questa premessa il concerto parte, un po’ in sordina, con una manciata di canzoni che parlano soprattutto di persone che si lasciano, che si sono amate, che vorrebbero tornare a farlo, e anche di un viaggio in Italia con  una strofa che recita ‘”in Monterosso’’,  omaggiando  la nostra regione.

Robin Proper-Sheppard in comunione con il pubblico

Robin canta quasi sempre ad occhi socchiusi, sbirciando ogni tanto il manico, oppure il pubblico, più d’una volta si ferma addirittura, complice un errorino sull’accordo o un ‘salto’ nel testo.

Sophia al Teatro Bloser

Ma riprende sempre sorridendo e scusandosi, generando una preziosa complicità con l’audience. Piano piano si guadagna la fiducia totale del pubblico, grazie anche alle poderose manate che getta sulle corde della povera chitarra nei brani più dinamici del repertorio.

I Giardini Di Mirò raggiungono i Sophia al Teatro Bloser

Il quasi acustico citato sopra, invece, si rivela verso la fine del concerto, quando alcuni componenti della band italiana I Giardini Di Mirò (violino e tromba, chitarra elettrica e batteria minimalista) arrivano sul palco  rilanciando la serata con tappeto sonoro elettro-acustico molto invitante. In questo formato la band esegue tre brani. Due sono cavalli di battaglia  del repertorio di Sophia (Ship In The Sand e If Only) mentre il terzo è Hold On, brano dei Giardini Di Mirò per il quale  Robin Proper-Sheppard ha prestato la voce.

 

Il grande momento-band prosegue nel bis, anche se l’intenzione era di chiudere in acustico; le richieste del pubblico (band, band, band…) sono accolte e i sette minuti di The River Song chiudono in crescendo un’esibizione di alto livello emotivo.

print

Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo.

Di Fausto Meirana

Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.