Elvis Costello all’Olympia di Parigi: con The Imposters e l’innesto di Charlie Sexton nessun crimine, solo classe.
Fino a ieri, avevo visto Elvis Costello in concerto una sola volta, al Grand Rex di Parigi. Correva il lontano 2002, Declan aveva una chitarra con il cartellino del prezzo appeso, ed era il tour per promuovere When I Was Cruel, l’ultimo album della sua carriera a entusiasmarmi davvero, sebbene abbia ascoltato con piacere anche i successivi. Il concerto mi entusiasmò, ma ho dovuto attendere molti anni per tornare a vederlo di nuovo in tour: ancora a Parigi, nella prestigiosa Olympia, in occasione del Radio Soul, che come ha ricordato lui stesso all’inizio della performance, prevede l’esecuzione di pezzi pubblicati fra anni ’70 e ’80.
Al concerto sono arrivata dopo aver letto pareri discordanti sulle capacità attuali dell’Elvis Costello vocalist, il che non è poco: pur non avendo avuto mai una voce bella in senso tradizionale, l’ho sempre trovato uno dei cantanti più impressionanti della sua generazione e oltre, sia per toni, sia per la potenza. Insomma, com’è Elvis Costello dal vivo nel 2026?
Si comincia forte: gli esordi di Elvis Costello
Gli show del Radio Soul sono strutturati sostanzialmente in tre parti. Un attacco con i pezzi più tirati degli esordi, che funge anche da riscaldamento: ieri sera all’Olympia ha eseguito Radio Sweetheart, Sneaky Feelings, Living in Paradise con inserti di Domino di Van Morrison, Mystery Dance. Fino a quel momento tutto bene. Poi ha attaccato Watching the Detectives, con inserti di Help Me, e lì ho capito le ragioni dei critici. Ci sono alcuni passaggi sui quali la voce non riesce a mantenere la tonalità giusta e ha delle cadute, in tanti altri però si mantiene ricca e possente. Ne esce comunque una versione molto bella di un super classico, che precede un’altra perla: Crimes of Paris, con il gioco di parole fra Parigi e Paride, introdotta da Costello con un aneddoto familiare piuttosto improbabile, ma cantata con voce sicura, quasi a vendicare le piccole défaillances precedenti.
Il lato più intimo: Beyond Belief e gli anni ’80
Entriamo nella fase da me preferita, quella degli anni ’80, ed anche nella seconda parte del concerto, che vede la band raccolta sul lato sinistro del grande palco, a comunicare un momento più intimista. Elvis Costello è ormai del tutto disteso, con il pubblico entusiasta, e può parlare delle sue scarpe dorate mentre si siede di traverso su uno sgabello. Arrivano Beyond Belief, Almost Blue, la cover country di Who Will the Next Fool Be (di Charlie Rich) e l’apice Everyday I Write the Book, rallentata rispetto al pop originale, un vero trionfo.
Alison è sempre bellissima, sebbene si percepiscano gli stessi problemi di Watching the Detectives, e si arriva al nuovo apice di A Good Year for the Roses, con inserti di Suspicious Minds (già prima aveva accennato una Don’t dell’ “altro” Elvis, se così posso esprimermi) e di Always on My Mind.
Chiusura — il pubblico in piedi
Si approda alla terza e ultima parte, con il pubblico ormai in piedi, e con molto ritmo: (I Don’t Want to Go to) Chelsea, Pump It Up, Radio Radio, I Can’t Stand Up for Falling Down, High Fidelity, (What’s So Funny ‘Bout) Peace, Love and Understanding, una meglio dell’altra.
Elvis Costello 2026
Avendo assistito a tanti concerti di Bob Dylan, che amo dal vivo, credo che il pubblico si divida in due parti: quelli che vorrebbero le canzoni eseguite come su disco, e quelli che apprezzano le reinvenzioni. Parlo di Dylan perché chiaramente è un artista che, avendo cantato tantissimo nella sua carriera, è criticato per lo stato della voce. Al di là della voce, le sue continue reinvenzioni notoriamente lasciano tanti scontenti: non me, mi piacciono moltissimo, perché ho i dischi in studio da ascoltare a casa.
In un certo senso, e non credo che il paragone lo offenderebbe, avviene lo stesso con Elvis Costello. La dimensione live consente di ripensare spesso, non sempre, gli arrangiamenti. Complici The Imposters, ossia Steve Nieve, Pete Thomas, Davey Faragher, che nel tour corrente sono raggiunti dall’ottimo Charlie Sexton, con il quale Costello si diverte a scambiare licks di chitarra. Le capacità strumentali sono eccellenti, passando agevolmente dal registro intimistico al punk, e l’intesa con Costello è palpabile.
Riparto nella notte parigina con il solo rimpianto di aver lasciato trascorrere così tanti anni tra un concerto e l’altro.



































Thank you for a wonderful, honest and heartfelt review. Having lived in the NYC area I have been truly blessed to have seen Elvis about 115 times. I have seen so many variations and changes in arrangements and vocalizations–they are all truly amazing. And what I mean is here is a guy who isn’t resting on his laurels and playing his greatest hits for 20 years. Instead he continues to bring in new ways to emote, convey and present his past recordings in a different way that might make us think or feel something differently then we initially did. It is the same way Monet painted haystacks at different times of the day as a study in light. We all age and change. We are human. We are not infallible. That is what makes art interesting. If it all stayed the same life would be boring. Let’s all take in and be in awe of someone who continues to push forward and share his craft, art and passion with all of us. Keep up the great writing and don’t wait so long to see Elvis again 😊
Thank you Eric!