Suzanne Vega

Suzanne Vega al Giardino Scotto di Pisa, 25 luglio 2026. 

Si è chiuso a Pisa il tour italiano di Suzanne Vega, sul palco del Giardino Scotto, in una data da tutto esaurito organizzata da Caracol e Pisa Jazz. Era l’85 quando faceva capolino con una sfocata foto in bianco e nero e i capelli lisci scostati dal vento su una delle copertine più iconiche degli anni Ottanta. Album omonimo, benedetto da Lenny Kaye, che rispondeva ai synth dell’epoca con il suono cristallino di una chitarra acustica e una voce magnifica, recuperando il folk e l’introspezione, ma anche la capacità di raccontare con poetica semplicità le apparentemente banali storie quotidiane. Un successo commerciale immediato, bissato dai 5 milioni di copie di Solitude Standing, non più confermato poi nelle prove successive, però tutte di altissimo livello qualitativo.

Ed è proprio Marlene On The Wall, il suo primo grande singolo, ad aprire la serata. Lei è sul palco, lungo vestito nero, accanto ha il fidatissimo Gerry Leonard alla chitarra, vecchio marpione coi capelli d’argento e il ciuffo blu. A seguire, un altro brano storico, 99.9 F°, qui ripulito dall’elettronica e graffiato dall’elettricità della chitarra di Gerry e l’atmosfera si scalda ancora. Poi ci sono le melodie irresistibili e struggenti di Caramel e Gypsy e la lunga The Queen and the Soldier, una di quelle canzoni che maggiormente evidenziano l’influenza di Leonard Cohen sulla ragazza di Santa Monica.

Suzanne Vega racconta sé stessa e rende omaggio ai maestri

Ma il primo omaggio esplicito ai maestri arriva con When Heroes Go Down, che cita l’Elvis Costello di Lipstick Vogue e Pump It Up. Poi è tempo per le canzoni dal nuovo album, Flying with Angels e Speakers’ Corner e poi Chambermaid dove il testo (ma anche la musica) è un curioso gioco di specchi con I Want You di Bob Dylan. Si torna al passato con Left Of Center e la serata è sempre più piacevole e vibrante, Suzanne al solito è delicata ma decisa, amichevole ma profonda, alterna le canzoni con amabili aneddoti, ora affiancata sul palco anche dalla violoncellista Stephanie Winters. Il pubblico è del tutto rapito, si scorgono attempati vecchi fans ma anche molti giovani. Del resto la grandezza delle canzoni di Suzanne Vega è sempre stata quella di sapersi far strada nel gusto di molti, dai distratti fruitori delle radio agli ascoltatori più esigenti.

Il finale con i pezzi più noti e i bis

Arriva il gran finale della prima parte, con le sue hit radiofoniche: Luka, che scalò le classifiche parlando di abusi domestici, e una versione da battimani di Tom’s Diner. Il bis è richiesto a gran voce e allora ecco la cover di Walk on the Wild Side, per un esplicito omaggio alla sua città d’adozione, New York, e ad un altro grande maestro come Lou Reed. Con Rosemary potrebbe finire e saremmo comunque contenti, ma c’è spazio per gli ultimi brividi: il pubblico chiede In Liverpool ed eccola, una delle sue canzoni più belle, qui con un riuscito arrangiamento. Un ultimo inchino e… a presto.

Le foto sono di Michele Faliani

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Avvocato e giornalista, marito devoto e padre esemplare, scrive di musica e fumetti sulle pagine de Il Tirreno e collabora/ha collaborato con numerose altre testate cartacee e non, oltre a non curare più un proprio blog. Fa parte della giuria del Premio Ciampi.

Di Guido Siliotto

Avvocato e giornalista, marito devoto e padre esemplare, scrive di musica e fumetti sulle pagine de Il Tirreno e collabora/ha collaborato con numerose altre testate cartacee e non, oltre a non curare più un proprio blog. Fa parte della giuria del Premio Ciampi.

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