Secondo album per i californiani Avi Buffalo.
Avigdor Zahner-Isenberg è uno dei nomi meno pop che esistano, specie per uno che vive a Long Beach, California, negli anni ’10 del ventunesimo secolo e non a Vienna, Impero Asburgico, negli anni ’10 del ventesimo. Eppure il ventiquattrenne leader degli Avi Buffalo ha confezionato con il secondo album At Best Cuckold una delle più belle raccolte di canzoni pop ascoltate in tempi recenti (non lontane dal perfezionismo compositivo di Ben Folds) e le ha rivestite di sciabordii psych alla Flaming Lips.
Se l’atmosfera è vagamente revivalista – Zahner-Isenberg sostiene di avere ascoltato molto Burt Bacharach, Glen Campbell e i Beach Boys “oscuri” – il citazionismo che penalizza, ad esempio, Allah-Las e New Pornographers viene trasfigurato da una naturale attitudine per la melodia commovente e da una altrettanto naturale tendenza verso fantasie un briciolo morbose tipo “Un uomo con una tanica di ossigeno verrà a uccidere me e anche la mia famiglia se non smetto di vederti”.
Alla fine la sensazione è che il nostro sappia unire benissimo due cose: il dichiarato amore per le meraviglie della sala di registrazione e un senso di missione in nome della musica tra lo zelante e lo sciroccato che lo accomuna, pur se in territori sonori del tutto diversi, al primo Conor Oberst/Bright Eyes. Mica una cosa da niente.
8,2/10
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Avi Buffalo – So What

